mercoledì 1 luglio 2009

Ringrazio Fabio dello SwanSongTattooStudio di Roma per avermi fatto conoscere questa particolare razza di civetta.


Se pensate si tratti di un falso, aspettate fino a 2. 25 circa.
Poi ci sarebbe anche quest'altro video.


Conosco un sacco di persone che non hanno nemmeno la scusa di essere di questa razza.

Claudino


giovedì 25 giugno 2009

A volte è difficile, così difficile andare avanti.
Ci sono altre cose oltre a quelle che non capiremo mai, quelle che capiamo perfettamente e ci fanno soffrire, quelle che non ci permettono di alzarci felici e altre che ci farebbero restare a letto fino a quando sentiamo la voce di mamma che ci chiama.
Ma mia madre soffre di demenza senile e la sua voce è flebile e da anni vaga in un limbo senza ragione né dolore che non ha eco nella nostra dimensione.
Altre voci, altre parole, altri gesti e segni invece, hanno un peso insopportabile e i latori di quest'ultimi a volte, non se ne rendono nemmeno conto.
Non mi chiudo, non smetto di amare, non cedo al dolore e seppure senza forze, spingo gli angoli della bocca verso l'alto.
Cosa più difficile col cuore, ciò non toglie che continuerò a farlo.

Converge, Last Light.

I need you to be the strength of widows and soul survivors.

I need you to be as fearless as new mothers and new fathers.

I need you to be the hope of hearts who lost true love,

I need you to be the might of their first kiss.

I need a purpose and I need a reason,

I need to know that there is trophy and meaning

to all that we lose and all we fight for,

to all our loves and our wars.

Keep breathing,

keep living,

keep searching,

keep pushing on,

keep bleeding,

keep healing,

keep fading,

keep shining on.

This is for the hearts still beating.


Claudio


XXX

domenica 21 giugno 2009

Torno dalla presentazione di un libro in un'associazione nei pressi di Piazza Vittorio con la mia fida Norma, la bulla più sorda di Roma.
Continuo a chiedermi perché ci sono andato. Dopo l'orticaria da libri di Coelho, le bolle per le varie Profezie Celestine o Azzurrugginite, la nausea causata da Guerrieri Luminosi e Sentieri Meravigliosi, perché ci sono andato? Norma l'ho portata con me in quanto femmina e sorda, quindi senza il minimo rischio di esplosioni gonadali, per lei soltanto una bella passeggiata nel quartiere più meltinpot di Roma, in mezzo ai negozi di cineserie vuoti, l'ineffabile MAS, fast bollyfood e svampe di curry, cumino e ascelle pezzate.
Arriviamo al luogo della presentazione e all'ingresso, lunghi vestiti di lino bianco, grandi sorrisi e soldi, soldi, soldi, tanti soldi nelle saccocce di tutti i tipi dell'organizzazione. Gioielli d'oro bianco e opali di fuoco, platino e sussurfonide pompeiana alle orecchie di bellissime donne, splendide nella loro bellezza di donne che non hanno mai fatto un cazzo nella vita tranne occuparsi della loro fortunata bellezza, come diceva mia madre. E come ha reagito l'imbecille alla loro vista? Scodinzolando parossisticamente e gettandosi sotto i loro gonnoni e verso le loro profumate patate. Che tristezza. Ovviamente ho rosicato di non poterlo fare.
Ma appena è salito sul palco l'ennesimo e prevedibile clone Eckhartolliano (Topo Gigio), lei ha cominciato a ringhiare e ad abbaiargli contro manco fosse stato padre Cantonetti. Che se era cinese era padre Cantonese. Poi un giorno vi racconto la storia di padre Cantonetti e suo figlio. O l'ho già raccontata su Lies Irae, boh, chi si ricorda. Insomma.
Per farla tacere le dò una stecca in testa che provoca sdegno e sguardi allibiti, vengo quasi cacciato fuori per maltrattamento ad animali (se solo sapessero...) e, in quanto troppo interessato e prono all'imminente vessazione, mi scuso per il gesto con un Viet-Nam-myumyu-renge-kyo e due battute su Shiva e quella scaja di Parvati per le quali ricevo il consiglio di mettermi seduto a braccia conserte e produrmi nel Gioco Del Silenzio.
Una tragedia. Sfoghi urticanti ovunque, irritazione sotto-palpebrale, infiammazione della prostata, prostrazione dello scroto, secchezza delle fauci e vacuità dello sguardo. Superfetazione ossimorica e slogamento della mandibola da eccessiva esposizione al nulla cosmico. Perché? Perché...?
Preso dai miei pensieri, sulla strada del ritorno, a via Conteverde quasi non mi accorgo di un sikh col turbante e la maglietta della Roma col numero dieci. Bisogna badare ai segni, tenere gli occhi aperti, non lasciarsi scappare i prodromi del cambiamento! Norma si accuccia e piscia. Come faccio a sapere che era un sikh? Aveva l'aria decisamente malata.
Continuo a camminare e davanti il cinema Royal la nana bianca si ferma a fissare un bambinetto di dieci, dodici anni con un trolley pieno di libri e un cacatua appollaiato sul manico di quest'ultimo. La maestra l'avrà apostrofato per il suo modo di ripetere la lezione? Negli occhi della mia cana leggo l'invidia per uno spuntino che non potrà fare.
Un barbone con la parrucca ci saluta con un sorriso pieno di denti di faggio, seduto al tavolino del bar di piazza Tuscolo, intorno a lui due vigili con un fazzoletto sul naso e un barista sdraiato a terra, incosciente. Raccolgo gli stronzetti di Norma con una bustina rubata al bookshop di Palazzo Venezia e mi chiedo come madonna fa a farla sempre nel posto sbagliato e con almeno dieci persone intorno quando devo imbustare gli escrementi. Mi odia, forse? Poi guardo il barbone scagliare la dentiera contro una vigilessa e capisco che anche questo è un segno. E molto simbolico, devo dire.
A via Britannia una suora parla del cuoco Tony con un signore di una certa età col mallett chiamandolo "quel bell'uomo". La sorda tira come un'ossessa verso una bottiglietta che il vento muove. Cerco di dimenticare l'orrido taglio di capelli del tipo e strattono il mostriciattolo per evitare che si distrugga le gengive con l'improvvisato giocarello. L'incarnazione dell'antintelligenza pensa ch'io voglia giocare e mi morde una scarpa. Muore in trenta nanosecondi e risorge a piazza Zama, dov'è morta Astarte.
Mi guarda e dice:
" Non ci si capisce più un cazzo, Claudio".
La abbraccio commosso e penso che sia la prima cosa sensata ascoltata oggi.

Claudio

Capolavoro dell'hip hop italiano.


Dj Skizo e Dj Gruff, che meraviglia.
Adoro come fila il testo.
Grande base ma il testo è spettacolare.

Claudio


sabato 13 giugno 2009

Ho dei piedi molto grandi.
Sono uno e sessantatré e porto quarantatré di scarpe. Se muoio resto in piedi. I miei amici me ne dicono di tutti i colori, dal volermi regalare una bara sagomata al darmi dell'hobbit. E a volte mi chiedono come sia possibile che con un naso simile e questi piedi enormi poi abbia un così piccolo... mi vogliono bene.
Ieri sono tornato a casa e ho trovato Norma a dormire sotto il tavolo.
Come ogni bravo rigazzetto romano porto già le infradito. Sfilatane una, ho svegliato la cana carezzandole la testa con un piedone.
Aprendo un occhio, la mia bulla ha sbuffato dalle enormi froge e dopo essersi issata stancamente sulle zampe davanti ha detto:
"Non è tanto per il cattivo odore o l'unghia dell'alluce tagliata male, quanto per la tua stupidità. Se ti avessi scambiato per Bilbo intenzionato a rubare l'anello del mio padrone ti avrei potuto uccidere, sciocco hobbit!"
Nella scarpiera Monica ha lasciato qualche paio di scarpe. Le sue Vans mi stanno strette ma mi ci abituerò. Novello geisho, mi aggiro dolente per casa. Norma mi guarda, scuote la testa e si rimette a dormire sotto il tavolo.
Sono le sedici, il sole picchia e non tira un filo d'aria. Decido di andare a fare un giro in bicicletta per festeggiare la mia nuova identità.
Le scarpe sono così strette che non riesco a spingere sui pedali. Sudo come un muflone afgano, sono talmente rosso in faccia che dei pischelli in Scarabeo scoppiano a ridere appena mi vedono e gridano commenti osceni sul mio nasone e i miei piedini di fata. Torno a casa.
Mi butto sotto la doccia e mi massaggio le livide appendici. Odio le geishe, gli hobbit, l'Aprilia e il mondo intero. Odio anche Norma che imperterrita continua a dormire.
La sveglio con un calcione e lei scappa sotto il letto.
Mi tolgo l'accappatoio e mi sdraio sotto il tavolo.
Sogno un enorme scarabeo rinoceronte che mi vola sulla testa, il suo ronzio è più assordante della chitarra di Kurt Ballou. Quando atterra, a un paio di metri da me, mi accorgo che è una femmina. Da cosa? Le scarpe che porta sono delle School Girl Mary Jane del catalogo di Emily The Strange. Mi si avvicina e con voce spezzata dice:
"Claudino, ti prego, toglimi le scarpe! Quell'idiota di Dindaro me le ha comprate due numeri più piccole e povera me, per amore me le son messe. Quando volo non mi danno fastidio ma quando cammino...! Ti prego, toglimele, non ce la faccio più!!!"
Con molta attenzione la libero di quegli amorosi stivaletti malesi e a fine tortura mi abbraccia felice, apre le sue iridescenti ali e prendiamo il volo.
Ci innalziamo cantando a squarciagola "Essere donna oggi", e una volta superata la ionosfera, ci baciamo.
Mi risveglio sotto il tavolo, accanto alla nana bianca che mi lecca la faccia. Mi ha perdonato.
I piedi non mi dolgono più, ma ho sformato le scarpe della mia ex che immagino sformerà la mia faccia appena se ne accorgerà.

Claudio

martedì 2 giugno 2009

Non so come spiegarlo ma all'improvviso nel maletiempo lo sguardo di una donna mi ha cercato nel retrovisore della sua auto e quel Claudio che dentro sopiva ha sorriso sapido e rapido è corso in direzione, in primo piano e ora è lui al volante. Basta esitare, ora osa, Come L'Acqua Un Dì Io Osai, dice Glauco, ma non ho osato mai finora, e ora è tempo, prima che sia tardi e scenda in cantina su dal primo piano, anche se è là, oltre a casa tua, che tieni il vino buono. 
Allarga il sorriso, Cla', cessa le ostilità col mondo, non sei il Maestro Kaos, scendi dall'albero e accetta la tua identità, non sei nemmeno Kung Fu Panda, mettiti in branda e riposa, quella donna t'ha guardato e le si è illuminato il viso, capito? E' tempo di tirare su le maniche e non di stare a guardare, esci dal pozzo, è comodo ma puzza e là dentro Everything Is NOT Gonna Be Allright, Claudino. E manco sei Alfredino, idiota, se vuoi sguazzare vattene al mare e lasciati la maglietta, altrimenti Achab si potrebbe risentire.

Claudio


lunedì 25 maggio 2009

E' vero, è il secondo video di Elvis Costello che posto ma, parola, non è assolutamente tra i miei preferiti.
Ammetto però di adorare il suo modo di fare.
E questo video rappresenta perfettamente il mio stato d'animo.



Auguro a chi amo di essere sempre amato.

Claudino

mercoledì 20 maggio 2009

A CENA CON E.T.

Un boato terrificante scosse il silenzio. Dalla finestra della mia stanza vidi soltanto gli alberi piegati e uno strano oggetto che si era incagliato in modo obliquo al loro interno.
Mi sono vestito e una volta in strada, notai che il tempo si era fermato. Le persone sembravano delle statue di cera e le macchine erano diventate dei modellini.
Arrivato sul posto vidi uno strano essere uscire tutto ammaccato da quell’oggetto non identificato. Lo riconobbi, era E.T.
Si, proprio lui. Lo avevo visto al cinema da bambino e pensavo non esistesse ma la realtà, a volte, supera l’immaginazione.
Dopo alcuni attimi di stupore, lui con voce sommessa disse:
“E.T. telefono casa”
Ecco ci siamo. Questo ricomincia con la tarantella.
Non ho mai capito perché volesse telefonare a casa. Tutta questa smania di tornare indietro, non è giustificata. Sei un Extraterrestre adulto, ormai. Non puoi prendere un’astronave, partire, e pretendere aiuto se le cose non vanno per il verso giusto. Devi cavartela da solo. La terra non è un brutto posto. Peccato che ci siano alcuni umani che la governano ma per il resto c’è da divertirsi.
“Ciao, sono Daniele. Stavo scrivendo e ti ho sentito mentre “parcheggiavi” l’astronave. Mi sembravi più alto al cinema. Stai bene?”
“E.T. sta male, non so cosa successo”
“Te lo dico io, sei sul pianeta terra ma sei in buone mani”
“E.T. telefono casa”
“Ho capito che vuoi telefonare a casa ma siamo nel 2009. I tuoi hanno un indirizzo mail? Skype? Myspace? Facebook?. A no, facebook è per ritrovare gli amici d’infanzia terrestri. Voi avrete Extrabook. Insomma conosci Internet?”
“No, io astronave, non ricordo più”
“Certo che siete strani voi extraterrestri, prima fate i viaggi interstellari e poi perdete il senso dell’orientamento come atterrate su un pianeta”.
“E.T. telefono casa”
“Basta con la casa! Vabbè dai! In questo momento, sei un po’ stressato. Il viaggio, l’incidente sugli alberi, la terra, la forza di gravità. Insomma troppe pressioni tutte in una volta, sono dannose anche per un tipo strano come te.”
“Non capisco stressato.”
“Senti E.T. lo sai benissimo cosa significa, essere stressato. Non fare il marziano. Piuttosto hai fame?”
“E.T. tanta fame”
Lo sapevo, come si tocca l’argomento cibo, tutti parlano la stessa lingua.
Adesso avevo un altro problema. Mi chesi: “Che cosa mangerà il mio nuovo amico E.T.?”.
Nella mente si affollavano una serie di ristoranti. Passavo dalla cucina etnica alla pizza, dalla cucina romana agli involtini primavera cinesi. Iniziai con l’escludere il cibo etnico. Pensai, troppe spezie. Non vorrei che gli prendesse il cagotto. La pizza, no. Se la confonde con un disco volante nemico, siamo spacciati. Meglio evitare scene alla Mars Attacks: “Veniamo in pace, e poi distrugge il locale”. Il cinese non si addiceva. Restava la matriciana, o una bella carbonara. Un paio di litri di vino rosso e poi andiamo a dormire.
“Bene, risposi. Ti porta il tuo nuovo amico Daniele a mangiare. Mo so’ cazzi tua!”
“E.T. non capire cazzi”
“Giusto, siete asessuati. Scusa, ma come sei nato?”
“E.T. TELEFONO CASA FAME NATO PROVETTA FAME CASA”
“Si andiamo a mangiare; Mi racconterai tutto al ristorante”.
Entrammo da “Gigi er Sugo Bono”. Un nome, un programma. Un cameriere con la camicia sporca di sugo ci venne incontro con aria minacciosa. Guardò E.T. e disse:
“No, in questo locale le tartarughe giganti non possono entrare!”
Risposi: “Ma lui non è una tartaruga gigante è un povero extraterrestre. Lui è E.T. Sicuramente l’avrai visto al cinema tanto tempo fa”.
Lo guardò meglio e disse:
“Si, adesso lo riconosco, ma è anti-estetico e mi ricorda una tartaruga. L’ho sempre immaginato dentro un pentolone, con carote, sedano, cipolla. Insomma, un brodo squisito, saporito e ricco di elementi nutritivi.”
Scosso dalla risposta, il mio nuovo amico scoppiò in lacrime. Quell’immagine gli ricordò la sua infanzia. La mamma lo aveva messo dentro la vasca con l’acqua bollente ma non si rese conto della temperatura, poiché aveva una strana malattia legata alla scarsa percezione del dolore, così lo lasciò per troppo tempo. Il risultato fu decisamente ustionante.
Lo consolai e il cameriere, mosso a compassione, ci guardò sghignazzando e disse:
“Ok farò un’eccezione, mettetevi lì in fondo e non date fastidio ai clienti”.
Evitai di rispondergli male. Nel frattempo pensai: “Forse non sarà bellissimo, forse somiglierà anche a una tartaruga ma lui è E.T. e te sei solo un povero coglione ”.
Ci sedemmo e…
“Cosa vuoi mangiare E.T.? Ti consiglio una matriciana.”
“Matriciana si. Matriciana casa. Matriciana buona. Matricia-na-na-na-na-na. Matric...”
“Fermo fermo, ho capito, ti piace”
Guardai il cameriere e dissi:
“Due piatti di matriciana, un litro di vino rosso, due bruschette con il pomodoro. Ti piacciono le bruschette?”
“E.T. bruschette-brucia-pane-buono-ma-non-so-mamma-pomodoro, si mangiare”.
“Certo che ti esprimi proprio male, amico mio. Le parole sono importanti (come dice Nanni Moretti). Ti capisco però, vieni da un altro pianeta. Sono alcuni esseri umani a non essere giustificati”.
Così ordinammo.
Arrivò il vino. Lo versai nel suo bicchiere. Iniziò a bere e dopo pochi minuti la sua pelle dal grigio scuro, divenne rossastra. Più lo guardavo e più mi divertiva il pensiero di avere un amico extraterrestre.
Lui è reale. Lui, sono io.
E.T. vive nel mondo ma prima o poi se ne andrà.
Giusto il tempo di riaggiustare l’astronave.
Conoscete un meccanico?

Daniele

sabato 16 maggio 2009

In Lies Irae è Monica a star male all'idea di tornare in una casa senza di me. Ma sono io ad entrare ogni giorno nella casa in cui abbiamo vissuto insieme e, malgrado ci sia nato, i ricordi più forti sono legati agli anni passati qui dentro con lei.
La memoria è pericolosa, bisogna mantenere la giusta equanimità verso ciò che è stato e ciò che è.
Mi vengono in mente mille stupidi testi di canzoni del cazzo e nemmeno una poesia che mi tiri su e riporti al giusto livello gli infiniti cambiamenti della vita in continuo divenire.
La verità è che quando un amore finisce è impossibile non soffrire.
Ha da passa' 'a nuttata.
Un bacio, vita.

Claudio

mercoledì 13 maggio 2009

Tutto si conclude sempre con una parola.
Fine.
Bella.
Sottile.
Definitiva.
E poi si ricomincia.

Claudino dei Norma, di nuovo.
Alia vuol dire Speranza.

Difficile dimenticare Dune. Il suo universo, il libro, il film, la Mangano bellissima anche come Bene Gesserit, completamente calva.
E Alia. Dio, che meraviglia.
Soffro della Sindrome di Erode ma certi momenti mi squarciano l'anima più di certe sequenze dei film di Tarkovskij.
Non è la bellezza della bambina ma la sua capacità di affrontare l'orrore e macchiarsi di un delitto per un bene che va ben oltre la sua comprensione. Anche se la sua coscienza è inversamente proporzionale al suo piccolo essere.
Alia e la bestia.
Chissà se Herbert si è reso conto di aver contrapposto un certo "schifo" maschile e la purezza della forza del principio femminile?
Ma figurati, quel disgraziato era talmente strafatto di Spezia che sapeva perfettamente quel che scriveva.

Claudio

Purtroppo ho trovato solo il link e non posso mostrare la scena, ma andatela a vedere.


XXX

martedì 14 aprile 2009

DayOne - I'm Doing Fine




Everyone has
Their own centre to this universe
But it stops right there
And kids who try and see it all
Writing graffiti on the wall
But it stops right there
And were all in the know
From one television show
But it stops right there
And take care of yourself
'Cause its all about ourselves
And it stops right there

Im lost looking in a sea of faces everywhere
Now where did she go?
I need to find her quickly
To immerse my insecurity
Im lonely amongst these people
And I need to feel love
And I need to feel part of something
Is that strange?
And why are they reluctant to talk
And why do they look alone when they walk?
I see a face but no names

But despite my confusion
Ive come to the conclusion
That people
Need people
Its something I forget
But Ive come to accept
That people
Need people

And Im alright
And Im ok
Im surviving well
Without you
And what did you want
And what did you expect
Did you want me to still talk about you?

No, no way
Im on my own now
And doing fine ( and doing fine )
No, no way
Im on my own now
And doing fine ( and doing fine )

And anyone can give
Money to a good cause
But it stops right there
And anyone can sign
A petition to change the law
But it stops right there
And we can believe in socialism
Or any theorism
But it stops right there
And take care of yourself
'Cause its all about yourself
And it stops right there
But Im not part of this
Im not seeing what theyre seeing
Im staring at the ceiling to the world
To see what is lying
On the horizon
Maybe Ill see you again someday girl

But despite my raw deal
I still feel
That people
Need people
Its something we forget
But we must accept
That people
Need people

And Im alright
And Im ok
Im surviving well without you
And what did you want
And what did you expect
Did you want me to still talk about you?
No, no way
Im on my own now
And doing fine
No, no way
Im on my own now
And doing fine
I'm doing fine

L’ANELLO AI TEMPI DEL COLERA.

L’anello stringe il dito perché la mano è troppo grassa.

L’anello vince il male e il dito muore.

L’anello non ha un signore.

L’anello si è perso tra le macerie.

L’anello non pende dal collo di Frodo.

L’anello può fare questo e quello perché è banale.

L’anello è stato scagliato contro il muro.

L’anello svanisce nel buio.

L’anello è un cerchio di gratitudine.

L’anello non vuole lasciarti andare.

L’anello è un frammento di vita.

L’anello ti fa sposare.

L’anello è come la piscina dei giusti.

L’anello non vuole capire.

L’anello vive il mondo come un cerchio perfetto.

L’anello tornerà all’origine.

L’anello è un sigillo.

L’anello è finito nel fosso.

L’anello s’è perso.

Grazie anello. 

A mai più.

Daniele.

domenica 12 aprile 2009

Tra le bozze non pubblicate di questo blog condiviso col mio amico Daniele, ho ritrovato questa cosa scritta un mesetto fa e mi è piaciuta molto. Anche qua cito Bandini, beh, adoro quel personaggio di Fante. E rileggendola ho capito che anche in quel momento sapevo perfettamente che stavo per fare qualche cazzata. Troppo facile far finta di niente. E troppo difficile evitare di farlo.
C'ho aggiunto delle considerazioni sulla vita e la morte. Mio zio tre giorni fa ci ha lasciato. Ma oggi non è risorto.

"Tra pochi giorni sarà Primavera. Il Porcone di Reiser son già due mesi che non cambia i mutandoni per poi poterli trasformare in aereoplanino 'non di carta' da lanciare come pegno d'amore verso la malcapitata di cui si innamorerà.
Dice Battiato, 'la primavera tarda ad arrivare', e a me Battiato sta serenamente sul cazzo. Poi in che canzone scrivi 'ste cinque parole...
Comunque.
Tra pochi giorni sarà Primavera, e oltre al Porcone, molte altre persone si preparano al Suo avvento. Novello Bandini, anch'io spero nel disgelo, ma al momento il cuore continua a tremare di freddo e ha talmente tanti brividi da battere tachicardico. A volte sembra porti un tre quarti invece del canonico tum-tum.
Primavera piace a tutti. Come le viole anche noi, ritorneremo. A fare che? Mi sembra una tale presa per il culo 'st'euforia di rinascita e passione, fisicità e benessere. Io al momento non sto molto bene. Sono allegro ma manco di pace e soffro. C'ho un dolore Primavera-Estate-Autunno-Inverno che ho imparato ad amare e alimentare. Sta per arrivare La Primavera Dei Miei Sbagli, anzi, ho già cominciato. Frettolosamente mi sono dischiuso come una prematura primula e ho preso la prima mazzata. Questa stagione è una sòla. Più delle altre tre. Almeno in Inverno c'è Natale, che è 'na tale rottura de coglioni ma in Primavera c'è la pasqua, mannaggia il papa."

E oggi è Pasqua, il giorno della resurrezione. Che presa per il culo. 
Mi è sempre piaciuta questa fissa delle religioni per la vita dopo la morte, o il ritorno dell'essenza eterna che si reincarna in un altro corpo e alla sua fine si libera di nuovo per tornare a vivere e morire di nuovo e poi ancora... ammazza che palle.
Che dire? L'altro ieri è morto mio zio Terzo, un altro grand'uomo ci ha lasciato, un altro pezzo delle mie radici è venuto meno. Succede e succederà ancora. Su tutti gli aggettivi che mi vengono in mente per il fratello di mia madre, il primo è "generoso". C'è sempre stato. Sempre presente e pronto ad aiutarti. Lui e papà hanno lavorato insieme per una vita. Hanno diviso tante di quelle cose. Tante di quelle partite a carte. Madonna, diventavano delle bestie quando giocavano! Due uomini dalla cui bocca usciva a malapena una parolaccia, prendevano a bestemmiare come camalli. O come me, via. Che belli.
Zio ha avuto una vita piena, positiva. Con tanti problemi ma tante gioie. Purtroppo zia Eugenia ci ha lasciato un pò troppo presto, ma lui è riuscito a superare anche questo, continuando a portarla nel cuore.
Terzo, ci mancherai. Saluta papà e se ricominciate a darci sotto a briscola, tresette o scopa, bestemmiate piano perché siete molto, molto più vicini a quel rompicoglioni con la D maiuscola.

Claudio

martedì 7 aprile 2009

Quanto mi piace atteggiarmi e scrivere del mio amore per i miei amici, di quanto sono fortunato ad avervi accanto e che bello che mi sopportate e povero Claudino povero Claudino, sì, che bello, volemose bene.
Ma se poi non amo me stesso, non riesco a volere il mio bene, faccio consapevolmente scelte sbagliate per potermi autocommiserare e indulgere in pianti e schiamazzi come il più rompicoglioni dei mocciosi, che senso ha? Con quale coraggio scrivo quelle belle e patetiche parole se poi approfitto della prima stronzata che mi capita per vomitare addosso ai presunti "adorati" tutto lo schifo che c'ho dentro?
Ho poco di sincero da dire e lo faccio adesso. 
Come tanti altri sto messo molto male economicamente e ringrazio col cuore in mano chi mi ha concesso un pò di fiato per tirare avanti. Ci metterò solo un pò a rendere ciò che devo ma non vi allungherò troppo la vita. Sono in contatto con dei viticultori dei Cortona, se accettano me e Norma, mi andrò a fare la stagione e, non avendo input spenderecci nel raggio di moooolti chilometri, penso che riuscirò a togliermi qualche peso al rientro.
A chi ha sopportato le mie ingiuste e ingiuriose parole posso solo chiedere scusa ma non comprensione, so che è impossibile. C'è poco da dire. Molto da fare. Gli strizzacervelli però costano cari e non accettano assegni postdatati. La fatica in vigna potrebbe essere una manna per questo melmoso capoccione, per cui speriamo che accettino le mie braccia malgrado non abbia esperienza di raccolta.
Si commettono errori e spesso si ripetono, la svolta è uscire dal vizio ma a me purtroppo piace ancora tanto. 
Un corpo stanco obbliga la mente al silenzio. Speriamo bene.

Claudio

domenica 22 marzo 2009

Chi cita sé stesso è a fine corsa e io forse lo sono. Ma per un altro motivo. Ho riletto cosa scrivevo tanti, ma tanti anni fa e vi ho ritrovato lo stesso Claudio.

"Dio cane, dio cane, come Bandini aspetto la primavera che mi sciolga. Ma questo gonfiore nel cuore è un germoglio o un tumore che mi ammazza?"

Quanto tempo è passato e quanti sbagli, il tumore m'ha portato via persone care e quel gonfiore s'è rivelato uno stupido ematoma dopo l'ennesima mazzata. Povero cuore.
Sono ancora qui, nel mio mondo devastato,

"il mondo degli uomini in cerca di felicità. Non chiedetelo a un bambino, interrogarsi sulla gioia è un problema da adulti, dice la mia Figlia Dell'Inverno. E a ragione, ha ragione, la ragione sfugge, non chiedermi che fine ha fatto il mio proposito di scrivere, non ho più scritto, ho letto troppo per riuscirci, ho ascoltato troppe storie, ho troppi ricordi e uno e ognuno è un macigno che schiaccia le mie vene, il sangue non scorre, sono immobilizzato con questa appendice paonazza tra le mani, le palle strette sotto il viola. Il Viola, la voce cristiana, il ragazzo cristiano, Gesù impalato sul membro del Padre, in nome suo, di se stesso e dello Spirito d'ogni Santo che l'ha voluto. Prendetemi, questa è carne del mio corpo, possedetemi perché tutto è il proprio contrario, altrimenti esisterebbe una realtà assoluta ma io piango, dopo trentanove sono svenuto, ho perso coscienza, la coscienza del divino in me, venuta meno, temuta meno della morte, temuto dolore, arrivato, provato, mi hai sopraffatto e prosciugato. In te mi sono annullata* e e ridotta a ecce homo, straccio imbevuto di aceto e non mi basto e non mi riprendo. Sola rimango dentro me stesso*, piegata e nascosta, in attesa di altro dolore.
Come fai a sopportarmi, non senti quanto bruciano gli occhi che tanto hanno pianto, le lacrime che hanno arato le guance, le labbra screpolate dalla bava cacciata e seccata dalle grida, quanto arde la gola che non emette più suono. Chi sono, amore, e perché mi vuoi ancora, non mi ami più, non mi godi più, non mi desideri più, soltanto il peggio per noi è rimasto, nemmeno la nostra apocalisse è personale, il segnale si perde nel rumore e l'ardore è una flebo vuota attaccata al braccio di un moribondo. Il cuore mi scoppia, avevo scommesso la mia vita sulla tua, mi hai perso ma io non ho vinto. Non è un conflitto, il corpo non è il campo di battaglia, non c'è tregua se non c'è guerra ma non c'è pace per chi aspetta. Se solo volessi, dio, se solo volessi... perché non ti lasci andare, perché, perché non riesco a farti capire quanto sono bella, non avrai altra donna all'infuori di me, lo sai, la solitudine è un cane con tre zampe, è sensazione di incompletezza, mancanza di integrità.
Non siamo ancora uno col tutto, mi dispiace, ci avevate creduto? Lo avevate sperato? La volgarità domina ancora la nostra vita, per me non è un problema, ci sono cresciuto nella sporcizia, dama bianca mia madre coperta d'ogni vizio, alcool e sesso, vuoti a perdere uomini e bottiglie, piene di piscio, non c'era il bagno ma spazio per me sì, sempre. Anche quando cominciavo a capire.
Mi allontano, chiudo gli occhi, nego i ricordi brutti eppure tutto riappare dinanzi ai miei occhi. La memoria. Quanto male. Morire al noto, Anirvinna, è un proposito nobile ma il tuo cuore non si arrende, non ha paura e spera nel cambiamento, nell'evoluzione mentre Mahacetasa teme di provare nuove pene e nuove perdite. Quanto più grande il cuore, tanto più forte l'impatto. Una goccia quando cade non fa rumore, ma tutte le gocce di sangue fanno un fragore assordante di vite finite. Per sempre. Non sopporto la morte. Da bambino promisi di non morire. Ce la farò? Se mi servirà aiuto potrò chiederlo o da solo dovrò affrontare la maestra che mi dice che la ricreazione è finita? Scapperò o dovrò per forza affrontarla? E se fuggissi per sempre? Vivrei in eterno o in eterna attesa? Il tuo respiro di notte si fa pesante, adoravo averti accanto e adesso averti dentro è così straziante che mi sembra di sentire i granelli di sabbia divenire il mio passato. Forse non tutto è perso, soprattutto perché nulla ci appartiene. Solo vanità. E cattolicesimo becero.
*Annullata e *Sola rimango dentro me stesso."

Credo di aver scritto queste cose tra il '99 e il 2000. Poco è cambiato. Oggi però non piango una donna perduta ma per un equilibrio mai avuto.
Dedico la mia vita a tutti i miei amici, quei poveri disgraziati che malgrado tutto mi sono rimasti accanto. Non sapete quanto vi amo, credetemi, non lo immaginate neppure.
Tutto il mio amore.

Claudino

mercoledì 18 marzo 2009

PAZZI DI VETRO.

I pazzi vanno nella stessa direzione, si amano. I pazzi giocano con la stessa palla, si amano. I pazzi vivono le stesse emozioni. Si raccontano le stesse storie e poi muoiono dentro. I pazzi vivono sperando ma come dice il mio amico: "Chi vive sperando, muore disperato". I pazzi amano i colori e dipingono tele, tagliandole. I pazzi andranno all'inferno o in paradiso. I pazzi sono pezzi di vetro come la canzone di De Gregori. I pazzi sono e resteranno l'unica via che porta alla perfezione. Chi non è pazzo, dicono che sia normale. Io sono particolare, dolcemente pazzo e morirò ridendo. Si, sono come la grappa che sto bevendo. Sorrido a Claudio, abbaio e mordo il giorno che verrà. Un respiro ancora, verso l'alba colorata dai pazzi.
Daniele

sabato 14 marzo 2009

RIFLESSIONE SUL TEMPO DELLA CACCA.

Argo, il mio cane, caga a tempo indeterminato. Per contratto, nella stessa via, si diletta a farla più volte. Io, cago e basta. A tempo determinato, ovviamente.
Daniele

venerdì 13 marzo 2009

Sono le undici e un quarto. La grappa è una Blanc & Neri di Cabernet, quasi finita. Norma dorme, io continuo a scrivere. Ho cancellato tante cose finora, non sto in palla, non ho groove, non ci prendo. Mi sento solo preso per il culo.
Dentro qualcosa mi dice:
"Attento Cla', possibile che non te ne accorgi? Sei tu che vuoi vedere quel che ti farebbe piacere ma il TUO dentro e il TUO fuori non corrispondono al reale! Sei sicuro di non stare a guardare il solito film? S'è pure rovinato, sta in loop sulla solita scena, quella in cui stai baciando-"
Chi? 
Norma russa ma non sto bevendo vodka. La grappa è finita, domani comprerò una Serafino di Nebbiolo. Non posso permettermi una Centenara, 'ste vecchie costano come puttane d'alto bordo. Sogno una Berta, le Giori, Roberta, un'ascia che sotterrata non si dissotterri zombieficata per venire ad aprirmi il petto e strapparmi questo pezzo di carbone che pulsa, razza d'infame di un diamante grezzo, sporco e disgraziato.
Ama piano, Cla', pure se ci credi, stasera fatti due domande e rispondi con tre dubbi, manca un segreto e tetro è l'aspetto di chi tace e non rivela. La confusione va rispettata ma anche la passione e la follia.
Se passando sotto le mie finestre doveste sentire ridere qualcuno con la mia voce, quello non sono io. Mi piacerebbe farlo ma non ci riesco, quindi lascio che il mio doppio rida di me, cosicché tutti possano immaginarmi felice.
Dormi bene, domani non basterà l'"Eye Wrinkle" di Estee Lauder a salvarti dalle domande troppo affettuose dei tuoi colleghi.
Dormi bene e sogna, perché domattina non potrai permettertelo. E per mettertelo, il tuo volto nuovo, ti suggerisco Shiseido "Extra Lean", anche se si vedrà che il viso è posticcio. 
Non c'è felce per te domani, forse una spora, una sola, o una sòla, come la primavera.
Vai a dormire, Scarlet, avere il cuore grande è la scusa più stupida che potessi trovare.
Dormi Cla', ti voglio bene.
Ama piano.

Claudio

domenica 1 marzo 2009

Circolo Ricreativo Canile Inquieto



Norma s'è messa una zampa davanti agli occhi.

Claudio