mercoledì 2 settembre 2009

SUNGLASSES

"C'è chi si mette degli occhiali da sole
per avere più carisma e sintomatico mistero..."
C'è anche chi se lo può permettere.

Per il momento resto schiavo delle mie passioni...
Questo sole mi sta accecando, dove sono i miei occhiali?
Daniele

lunedì 31 agosto 2009

Un Piacevole Ritorno

La mia Estate è finita. Ho staccato per un periodo la spina del Computer.
Sono stato al mare in Abruzzo, tra un condimento di sole, alimenti vari e danze notturne.
Il mare porta sempre ad un piacevole assopimento...
Ben trovati.
Daniele

Credevo di stare meglio.
Va bene, si ricomincia, non è certo la prima volta.
Each Day The Rebirth Of The Fallen.
Facendo in modo di morire alla coazione a ripetere.

Claudio

martedì 25 agosto 2009

Una storia (prevalentemente) vera.

Giacomo, il figlio di Samuel e Barbara, i miei vicini di casa, ha sette mesi e mezzo. Già parla con Norma, alla quale non par vero di poterlo fare nella sua lingua madre, l'inglese.
Vi traduco il loro ultimo dialogo.
"Norma! Norma! Norma! Normaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhh!!!"
"Ciao Jack, come va?"
"Cattiva, lo sai che non mi piace essere chiamato come una zucca! Mi chiamo Giacomo, come il tenero Giacomo, o come quello pelato che sta con Giovanni e Aldo, come il dr. Tassoni, come Puccini, come Casanova (hai capito, sì?), come l'Agostini, come-"
"Certo che non si sono sprecati col nome."
"Eh?"
"Beh, papà è di origine ebraica e ti hanno chiamato 'seguace di Dio'..."
"Ah! Se fossi stata maschio e figlio loro ti avrebbero chiamato 'segugio di Dio', ah ah ah ah aha ah ahaaa!"
"Ah ah ah ahh! Domenico."
"Eh?"
"Beh, sai, c'è un gioco di parole in latino per cui gli appartenenti all'ordine dei Dominicani vengono chiamati 'cani del Signore', Domini Canis. Quindi mi avrebbero chiamato Domenico."
"Ma papà non è cattolico! E manco mamma, a dirla tutta. Forse ti avrebbero chiamata Normo."
"Hmm, sai, Giacomo, mi sa che se tagliamo qua il discorso è meglio. Ti lecco un pò i piedi prima che la mamma ti porti a fare la spesa?"
"Sì! Io intanto faccio la cacca, così quando se ne accorgerà sarà troppo tardi per tornare indietro e appesterò tutto il supermercato. Aaah, che soddisfazioni che possiamo toglierci noi bambini!"
"Eh sì... certo, anche noi cani una tantum possiamo fare dei numeri incredibili. Non sai quando mi sono mangiata le cimette di maria che Monica aveva messo da parte per farsi un personale... che pezza, Jack, sono stata cotta fino al giorno dopo, non riuscivo a camminare."
"Ma cosa dici? Cimette di maria, cotta... hanno cercato di cuocerti con le cime di rapamaria? E non riuscivi a camminare perché come Pinocchio ti si erano bruciati i piedi?"
"Uhm, seeeeenti, glissiamo anche su 'sta storia, okay? Guarda, comincio subito a leccarti i piedini. Pronto?"
"Via! Bwaaaaaahh ah ah ah aaaaahhh! Aaaaaaaaaaaah ah ah ah ah! Aiutooooooooooohh, ahhha ah ah ah ah ah!!!"
Appollaiato sui fili dell'elettricità, il mio amico immaginario Giacchettone sembra un Gamas.
Non ha le sopracciglia. Ha due processionarie che si baciano sulla sua fronte. Insieme a Pinolo e Maggi Mario, veglia sulla mia incolumità. Senza poter intervenire direttamente, in prima persona, fisicamente. Da quando è arrivato Giacomo, si è preso l'incombenza di badare a lui insieme ai suoi genitori, che non sanno di avere un simile protettore.
Troppo spesso ho visto le due processionarie appiattirsi sui suoi occhi chiusi, e ho avvertito il peso dell'impegno preso, la responsabilità immensa di non poter parlare del futuro, di quel che è in serbo per il piccolo e Sam e Barbara.
"Dopo la rottura dei vasi, la Shekinah si è infusa in ogni cosa. Cos'è un bambino, Giacomo? Non è un seguace di dio, vero? Forse un vivace e irrispettoso suo aspetto, ma lunga è l'attesa per la rivelazione. Ben più di nove mesi. Sapessi chi è realmente Norma, impazziresti di gioia."
Gioia, la cassiera della GS che ha preso il posto di Stella, quella con cui faceva il cascamorto Claudio, sta in effetti impazzendo, non le pare possibile, un bambino è un bambino ma santa pace, come può una creatura così piccola portare con sé un'arma batteriologica di simili proporzioni? Barbara si scusa, Gioia le sorride e la accompagna nel loro stanzino affinché possa cambiargli il pannolino.
Bessy e Lungo, i loro cani, li attendono tranquilli sdraiati dinanzi l'ingresso.
"Mi sembra tutto tranquillo."
"Giacchettone è sul tetto. Lo sai che puoi fidarti."
"Ma certo, so da dove arriva. Mi fa ancora un certo effetto che sia qui per Claudio, il coso con cui vive Norma."
"Norma non ti è mai piaciuta."
"Perché parli sempre da vecchio maschio? Non capisci proprio niente, sai? Si chiama angst giovanile, alla fin fine è solo sana rabbia adolescenziale contro ogni tipo di potere imposto. Non intendo riconoscerle nessuna autorità dovuta all'età o alla forza, è molto semplice."
"Bah, si vede che sono di un'altra generazione, non ti capisco davvero. Guarda, sono già alla cassa."
"Lo credo, li hanno fatti passare avanti..."
Il ventilatore soffia a intervalli regolari sul corpone nudo di Claudio sul letto. Si è pianto l'anima dopo aver cercato di salvare un piccolo Silvestro randagio venuto a morire nel suo giardino. Lo ha portato dal veterinario ma non c'è stato niente da fare. Leucemia felina, ultimo stadio. Secondo il dottore era in quelle condizioni da più di un mese. E' morto quando gli ha fatto l'anestesia per poter effettuare il prelievo. Era pelle, ossa e muco. E amore. Barcollando, ormai incapace di miagolare, gli si è strusciato ai piedi. Non è riuscito a bere, ha assaggiato del cibo e si è accasciato. Ma cercava la sua mano per farsi carezzare. E' passato troppo poco tempo tra il momento in cui si sono conosciuti e quello in cui si sono salutati. Ha pianto davanti al veterinario quando glielo ha detto, lungo il tragitto fino a casa e al parco della Caffarella dove lo ha seppellito.
Ora dorme, a braccia spalancate sul letto, sembra un Gesù Cristo grasso, troppo simili e accomunati dall'incapacità di salvare una vita senza chiedere aiuto a qualcuno più in alto di loro.
Ha ringraziato il dottor DiCarlo, per la gentilezza e la disponibilità. E ha maledetto il signore, per le piccole grazie che centellina ed elargisce solo a chi può continuare a farsi beffe della giustizia umana.
Accanto al letto, Maggi Mario è il riflesso di un televisore in bianco e nero. Sta male per il disprezzo di Claudio nei confronti del divino, ma questo è, il degno nipote di Umberto, tra i bestemmiatori più bellicosi della storia di Roma papalina.
"Quando agisci così offendi te stesso. Puoi credere o non credere, nessuno ti obbliga perché non c'è una sola verità. Ma imprecare, impazzire di rabbia, negare un bene invisibile, quell'energia che muove i mondi, beh, è da sciocchi. E tu non lo sei. A guardarti ora, mi ricordo di te bambino, sul tavolo della cucina, mentre Luigia ti cambiava. Altro che Giacomo, tu eri un'arma di distruzione di massa. Quanti anni sono passati. Per me nulla, ma la tua barba grigia la dice lunga. 'Con la boccia a pelle e la barba sembri satanico ma in senso positivo'... e sì, Faith deve aver preso a bere più di te a Londra."
Norma è rimasta in giardino. Non si è fatta illusioni sull'ospite di stamattina. Quando ha visto che La Bianca non le si scatenava contro ha immaginato la situazione. Inaccettabile, ma così è la vita. E la morte e le sue ancelle. Per fortuna mentre aspettava che Claudio tornasse ha incontrato Jack.
Jack e Giacchettone. Che strano, non ci aveva ancora pensato.

Claudio

domenica 23 agosto 2009

mercoledì 19 agosto 2009

Non ho cancellato il numero di cellulare di mio padre. E' una sciocchezza, lo so, forse non riesco a farlo per puro sentimentalismo. Mi capita di trovarmelo davanti mentre scorro la rubrica e senza accorgermene mi fermo a pensare a lui. A volte dimenticando chi stavo cercando e perché. In parte sono anche vittima della mia incontenibile immaginazione, nel profondo spero che arrivi una sua telefonata a tranquillizzarmi, a dirmi che sta bene e che dall'altra parte c'è qualcosa che vale la pena di essere vissuta. Aggettivo che di sicuro non userebbe, data l'antitesi con la sua condizione. Uso una perifrasi perché ancora non riesco a scriverlo. Ci provo. No. Ci provo, sì: morto. Ecco fatto. Ora non sto meglio ma ci sono riuscito. Aiuto.
Tra meno di un mese sarà il 12 settembre. Mi dispiace dirlo ma non posso mentire, una sola vita per me ha più importanza di tutte quelle che si sono spente il giorno prima. L'11 settembre rimarrà sempre e solo la vigilia della scomparsa di mio padre.
Non voglio rileggere il post che ho scritto quel giorno dell'anno scorso su Lies Irae, potrei soffocare. Quest'anno non condividerò con nessuno il peso della commemorazione, saremo io e Norma, com'è da alcuni mesi, un uomo solo con un cane, la mia reality check adorata e odiata, la mia àncora e la mia zavorra.
In cucina, con la sorda ai piedi fisso il cellulare. So che non squillerà mai mostrando il suo numero sul display. Silvano mio, quanto mi manchi.
Non chiamerai, ma potrei provare a telefonarti.
Norma piega la testa da una parte, strizza gli occhi e mi fissa. La cosa le stona. Continua a fissarmi.
Menù - rubrica - si - Silvano.
Compongo il numero. La sorda bianca si avvicina con la cresta dritta, non le piace quel che sto facendo, non posso permettermelo, non devo.
"Il telefono dell'utente da lei chiamato potrebbe essere spento o non raggiungibile."
Continua a fissarmi. Ha gli occhi rossi ma la cresta bassa.
"Sei un coglione, Claudio."
Ha ragione, sono solo un coglione.
Vado al bagno a sciacquarmi la faccia. Mi asciugo e allo specchio riconosco gli occhi di Silvano ma non azzurri, il suo naso ma un pò più affilato, le sue grandi orecchie, uguali, dio cane.
In cucina, Norma mi incenerisce con lo sguardo.
"Perché? Certe cose non si possono, non si devono fare. Cancella quel numero, ti prego, non creare problemi. I confini sono così labili di questi tempi. Dammi retta, Claudio."
In risposta alle sue parole, parte la suoneria.
Inebetito, rispondo.
"Pronto...?"
Dall'altro capo del telefono, un cane abbaia tutto il suo fastidio. Allontano il cellulare dall'orecchio.
"E' il nonno! Passamelo, ti prego!"
Dopo latrati, uggiolii e lunghe salve di abbai, la mia cana chiude.
"Merlin dice che il gestore di papà di là non prende, però approfitta della sua chiamata per darti i suoi saluti e tranquillizzarti, sta bene e deve ammettere di aver trovato qualcosa che vale la pena di essere vissuta, anche se vissuta non è il termine più adatto alla sua condizione. Contento?"
"Contento? Scusa, non potresti chiamare Merlin e chiedergli di passarmi papà?"
"No."
"Ma perché?"
"Perché no. Pensi sia un gioco, Claudio, uno scherzo o una candid camera del cavolo? Vuoi parlare con Merlin, l'inarrivabile Look Me In The Eye Of Aricon? Nessun problema, lo hai già sentito. Ma per Silvano non è con così, la sua è tutta un altra storia. Potevi continuare a fare quel che dovevi, eri arrivato dall'altra parte, c'eri vicino, avresti potuto parlare con lui, abbracciarlo, porgli le domande che non ti sono uscite dalla gola e dirgli quello che non gli hai mai detto. E invece eccoti qui, vivo e vegeto, che te ne sbatti dell'Orda D'Oro e ti preoccupi solo di parlare con tuo padre adesso che non puoi. Dammi retta, cancella il numero, rompi la sim e butta il telefono. Smettila di fare il bambino."
La vodafone mi informa che l'utente chiamato ora è raggiungibile. Ma è il numero di Monica, che avevo chiamato qualche ora fa senza successo. Perché poi? E proprio adesso...?
Non so se il demonio esiste ma l'invenzione del cellulare ha ben poco di umano. O sono io a non esserlo. Disumana Res. Dovrei provare con i numeri di altre persone che sono dall'altra parte. Forse sono come lo Stalker, posso aiutare gli altri ma non posso chiedere nulla per me. In fondo anche Norma ha seri problemi come sua figlia. E nei miei deliri parla, come fa lei quando è sola.
L'acqua corrode la superficie della terra come i sogni e i desideri intaccano la sanità mentale.
Il cellulare squilla, Monica chiama. Non rispondo. La mia suoneria è Bare My Teeth dei Converge. Mostro i denti serrati al cielo, sperando che dio mi veda e capisca che lo odio per la posizione in cui mi ha messo, per la condizione in cui mi fa vivere e per le gioie che mi ha dato, machiavellico infame che nulla dà più di quanto poi possa togliere, e la suoneria si stoppa. I miei palmi accolgono i miei occhi bagnati e i gomiti si puntellano sul tavolo. Il tavolo vibra, mi è arrivato un messaggio.
Mi si avvisa che il numero di Silvano non è più irraggiungibile. Spengo il telefono e mi accuccio accanto a Norma, la abbraccio. Chi ha solo un cane come unica àncora di salvataggio in due mondi farebbe bene a usare i piccioni viaggiatori per comunicare, come il Cane Fantasma. Mi addormento mentre lei si sveglia. Rimane immobile, respira piano.
"Claudio..."

Claudio

giovedì 13 agosto 2009

Da un pò di tempo nella mia testa succede che i pensieri diventino racconti. Non nel senso che trasformo ciò che mi viene in mente in una storia, macché, è come se mi raccontassi ciò che penso. Tento di farmi credere che anche i miei pensieri sono parto della mia immaginazione. Che poi in parte è vero.
Aiuto.

Claudio (credo)

domenica 9 agosto 2009

"Non sai quanto mi dispiace, è evidente che siano una coppia perfetta."
"E perché si comportano così?"
"Perché hanno paura di soffrire di nuovo."
"Ma cosa c'è di più bello di avere le farfalle nello stomaco?"
"Non averle. Per loro è come una palla da bowling nello stomaco.
Norma sbuffa e poggia il musone sulla gamba di Vicky. Non le va proprio giù che Viridiana e Leo non confessino di essere innamorati l'uno dell'altra, non lo riesce proprio a capire
"Te ne ha già parlato Elle, ricordi? Le ha chiamate le posizioni antalgiche del cuore. Sono posture che assume per non provare dolore. Se una volta si è aperto verso qualcun altro ma questo lo ha fatto stare male, tende a porsi in modo tale da proteggersi da eventuali colpi o può addirittura arrivare a chiudersi per sempre in se stesso. Ma così facendo si nega un sacco di cose, perde la speranza, osteggia i cambiamenti e smette di credere nell'evoluzione."
Norma ci pensa.
"Noi discendiamo dai grandi molossi degli oceani. Un tempo sotto i mari vivevano dei pesci giganteschi, simili a squali ma con una grossa testa identica a quella dei cani, una bocca enorme dotata di grandi denti e la capacità di tranciare in due qualsiasi creatura marina gli si opponesse. Li chiamavano Pescecani."
"Se questa è la tua visione dell'evoluzione e pensi di provenire anche tu da quei pesci, direi che in realtà si tratta di un esempio di involuzione. Ma stai parlando seriamente?"
"No.
"Sai, Norma, a volte sei più stronza del tuo padrone."
"'Padrone' un ciufolo. Tutt'al più amico o conoscente."
"Madonna che esagerazione! Torniamo alla questione cuore, dai. A proposito di Claudino, ad esempio, lui ce l'ha gobbo."
"Woof? Gobbo?"
"Già, gobbo. Dopo la triste conclusione della storia con Monica, il suo cuore si è piegato su se stesso e non ha più alzato la testa per guardare un'altra donna. Si è ingobbito, ormai non fa altro che fissare i propri piedi."
"Ma è un cuore, Vicky, quali piedi?"
"Norma mia quanto sei dura. E' solo un'immagine con la quale intendevo descriverti la sua condizione. Comunque non capisco, scusa, accetti che sia gobbo e poi non ti sta bene se dico che ha i piedi?"
"Il cuore gobbo mi fa ridere, ma immaginarlo coi piedi, magari grossi come quelli di Claudio, mi sembra offensivo. Già se avessi detto zampe..."
"Sei davvero suonata, tesoro. Vediamo, come pensi che sia il tuo?"
"Il mio? Grasso. Felicemente ingordo. Il tuo invece ha la scoliosi. Però ultimamente lo ha molto aiutato quel busto per raddrizzarlo che hai trovato. Quel fusto, anzi..."
"Norma! Insomma, cosa ne sai tu...?"
"Sono sorda ma ho una buona vista e una sensibilità ancor più acuta, mia cara. Puoi fidarti di me, non ne farò parola con nessuno."
"Di te mi fido quanto di mio fratello. Sei un vero tesoro."
"E tu sei un pò picchiatella. Per riuscire ad ammettere quanto ti fa stare bene quel che stai vivendo, ti metti a parlare di problemi di cuore con una cana sorda inventandoti che sei preoccupata della vita sentimentale di due stupidi codardi... più che avere la scoliosi, il tuo cuore è gobbo come quello di Claudio, va là. Ma solo nei tuoi confronti."
Vicky fissa quei piccoli occhi che ridono e sorride. E' felice, come non lo era da anni.
Da più di sette anni.

Claudino, il fratello di Vicky

lunedì 3 agosto 2009

Ieri sera sono andato con Eleonera alla Festa dell'Umidità, a Caracalla, era l'ultimo giorno e siamo andati a salutare i nostri amici che lavoravano là.
Patrick il Leprechaun stava discutendo animatamente con la splendida Tera e il suo fidanzato Dullo, un pò troppo animatamente, tanto che appena ha cominciato a mulinare le braccia, io e Settimio Severo lo abbiamo preso di peso e portato alla Birreria dei Guinness. Si è calmato alla nona pinta, ma non ha infranto il record. Sheeesh, che tipi i leprechaun. Ha pure lasciato lo stand incustodito, gli avranno fregato almeno trenta trifogli. Non credo se ne sia accorto.
Ele è andata subito alla stand dell'Occhiuta Rana, dopo la promozione per il suo servizio in Diretta dall'Inferno. Quell'angelo ci ha regalato due suoi lavori incorniciati, che persona speciale. Beve birra anche lui, eppure è Bevivino. Nomen Non Semper Omen.
Con i nostri doni, ci siamo avviati verso la Fucina delle Cose Inutili di Glauco che stava festeggiando il cinquantennale della creazione dell'arricciolaburro a orologeria. E' addirittura riuscito a far intervenire il suo inventore alla cerimonia, l'ottuagenario Folco Persico. Lo guardava ammirato, e posso capirlo. Con grande emozione lo ha insignito dell'onoreficenza di Ambasciatore del Vano Italico, consegnandogli una medaglia portasupposte in bronzo pressofuso, opera dello stesso Glauco. Non posso non ammettere di essermi commosso anch'io. Eleonera si è limitata a non battere le palpebre durante tutta la durata del discorso di Persico. Che si è addormentato in piedi, con la bocca aperta e la bolla al naso nel bel mezzo dell'applauso del pubblico. Mai fare annoiare una strega.
Dopo aver salutato Fangando, il nostro amico camerunense che aveva appena sfilato due piotte a Patatù col gioco delle tre sante, siamo tornati al motorino.
Ele era allegra come non mai, non sembrava nemmeno vestita di nero. Ma mentre toglievo la catena abbiamo visto Patatù correre verso di noi a cavallo di un maiale.
"Largo, largo, Connie non frenare! Maledetto Fangando, maledetto Quattrodita e sue dritte! Aiutoooooooooooo!"
Con un sublime schianto, Connie si è fermata tra le braccia di un rododendro, catapultando il nostro eroe del gioco d'azzardo almeno tre metri più avanti.
"Connie, tu presto prosciutto! E salciccia! E lardo di Colonnata... e culatello, sì, culatello!"
Sculettando come solo certe maiale sanno fare, la santa porca gli si è avvicinata e ha cominciato a leccargli la faccia come solo certe porche sanno fare. Gli occhi di Patatù si sono illuminati, e in preda a un rapimento estatico che solo certe lingue sanno dare, la ha abbracciata forte gridando alla luna tutti i nomi degli insaccati e dei salumi esistenti su questa e sull'altra terra. L'amore.
Saliti sul mio Ciclone 50, una delle sòle a motore più eclatanti della storia delle due ruote, abbiamo imboccato viale Aventino sospirando all'unisono per le gioie che ci aveva riservato la serata. Girando alla Piramide per via Ostiense, ci siamo fermati a salutare Vlady, il custode della Mummia Cestia.
Vlady è enorme, transilvano, transgender e intransigente in quanto agli orari. Anche con noi è stato impassibile, non ha nemmeno fatto entrare la mia amica a fare pipì ma per farsi perdonare le ha regalato una palla di vetro piena d'acqua con la piramide che se la capovolgi ci nevica sopra. Un vero amico.
Giunti da lei, Ele è letteralmente schizzata verso l'ascensore salutandomi con un inquietante gorgoglìo.
Tornando a casa, mi sono fermato al Circo Massimo a osservare il fenomeno dei bongoloidi. Con la luna quasi piena saranno stato almeno trenta. Ognuno suonava un ritmo sconclusionato e diverso dagli altri, le pelli delle percussioni in più di un caso avevano preso a vibrare più di rabbia per l'oltraggio che per i colpi.
L'indomani, con la luna piena, quanti sarebbero diventati? Per un momento una visione infernale mi ha tolto il fiato. Inchiodato sulla croce al Circo Massimo, circondato da bongoloidi e costretto ad ascoltarli per i secoli dei secoli, amen. Ra.
Arrivato in Caffarella ho ringraziato la fortuna per le scarse certezze, le mie poche cose, la mia piccola casa e i miei cari amici. Ho anche ringraziato Norma che dormiva, russando come il mantice di Efesto. Sarei riuscito ad addormentarmi?
A letto mi attendevano i fantasmi di Bernard e June. Novello Jeremy, ho cercato di metterli d'accordo, di avvicinare le loro divergenze e colmare la distanza, incolmabile invero, dei loro punti di vista, ma soprattutto ho tentato di farli stare zitti per dormire le poche ore che mi separavano dalla triste levataccia imposta dal turno lavorativo. Niente da fare. Si sono anche lamentati per il casino assordante prodotto dalla canna della cana. Gli stronzi.
Alle cinque ho chiuso finalmente gli occhi e l'orecchio interno per riaprirli alle sei, in un bagno di sudore e parole inintelligibili, cispe di sogno ancora attaccate agli occhi e l'impressione esatta di una mancanza. Il regalo di Marco.
Con giusto i bermuda addosso (l'orrore, l'orrore) mi sono scapicollato fuori per andare a vedere nel bauletto del motorino. Niente.
Sconsolato ho acceso il cellulare per chiamare Eleonera. Alle sei...?
Ho guardato Norma che da brava sorda continuava a dormire. Senza russare, maledetta. Con il quadretto tra le zampe. E un trifoglio tra le labbra.
Faccio una vita strana.
Al lavoro dicono che con la boccia a pelle e la barba da talebano sembro un saggio. Faith dice che ho un aspetto satanico ma in senso positivo. Credo che Faith a Londra abbia cominciato a bere come me.
Penso a Mitia e mi verso un bicchiere di Ribolla. Ogni scusa è buona per bere. La ringrazio e mi guardo allo specchio. Posso anche dimostrare qualche anno di meno ma i miei occhi hanno lo sguardo di mio padre.
Lascio aperta la porta di casa a Norma e le scrivo un messaggio.
"Piscia pure in giardino, la vicina è già andata al lavoro, non ti vedrà nessuno. Se devi fare la cacca, le bustine sai dove sono. Ti voglio bene."
Faccio una vita strana, quella che ho scelto di fare.

Claudio


lunedì 27 luglio 2009

L'AMICIZIA

Guardo in faccia la metà di questo mondo

Sento fitte al cuore ma non sprofondo

Gioco con il destino e

tutto torna davanti a me,

come il sole che brillava

quando ero solo un bambino.

Niente armi da mostrare

solo musica per il ritorno.

Sempre pronto con la mano

ad accogliere un amico

senza leggi stabilite o da rispettare.

Non c’è confronto, ne giudizio.

Due bicchieri di cristallo

sempre pieni per brindare

quanto basta per tagliare

le parole che fanno male.

Senti adesso

come scivola, muove dentro

ma non fa rumore.

La sentenza è la stessa

come carta gia scritta

resta tutto sulla pelle.

Questo non è carnevale

dove ogni scherzo vale.

Qui al canile si vive

d’ogni momento di

sollievo e gratitudine

anche per voi che passate

e lasciate commenti mai banali.

Grazie.


Che belli Clà, siamo cani

come Argo e Norma.

Resta solo la nostra umana debolezza intestinale…

Dobbiamo solo stare attenti a non cagarci sotto. Teh!

Scusate dov’è il cesso?

Come sempre, in fondo a destra.

Daniele

Il nuovo video di Gente De Borgata.
Dimentica tutto.


Ve vojo sempre più bene.
Claudio


giovedì 23 luglio 2009

C'è un fantasma innamorato. E' il fantasma di un amore. In Shade c'è il fantasma di una amata, amata male, di un amore disperato, delirante, devoto e devastante. Fino alla fine. Usque Ad Finem. Se ne può uscire, tranquille o in malo modo ma quel che resta è il dolore di un amore che non ha raggiunto la maggiore età, che non ha superato la scelta, il potere decisionale lo ha cassato.
Stasera nei miei occhi ci sono i miei palmi, nelle mie orecchie i salmi dei Chariot, sulla mia pelle la sabbia di Arrakis e Norma ai miei piedi continua a implorarmi di non cedere e continuare a scrivere, per lei è importante, non potendo sentire.
Le foto di S. ancora disturbano la mia quiete. A casa ho la foto di una donna da bambina e una cana che sarebbe diventato la sua compagna di una vita, a me è questo che manca. Ma Norma spinge, insiste, con la testa tra le mie gambe mi rende chiaro che lei, lei non mi farà mai male e io non posso ignorarlo.
Ho accanto la forza di chi amo e l'amore di chi non ricorda nemmeno il mio nome ma i suoi occhi brillano quando mi vede, il mio male è solo il disagio di una testa di cazzo.
Pepper mi porta un Negroni e mi tranquillizza, non intende darmelo in testa. Fortunatamente non c'è Lex nei pressi e l'Ale, in combutta con G-Mai, mi incanta con le sue chiacchiere e mi ciula il bicchiere, dandosi al volo per smezzarselo con l'amichetta free climber, novella Amelì. Quante cose non capisco.
Dall'Hotel Ushuaia una cecchina con una carabina mi indica una cabina dove una fatina con la testina china osserva la vita minuscola di un onisco dispiegarsi in mille piedi dorati.
Elle mi carezza il capoccione e mi spiega che poche persone al mondo riescono a resistere alle lusinghe delle sirene ma Fossati a volte, e solo, con un last minute è riuscito a raggiungere paesi dove un vestito preso a Berlino, in una strada che faticava a ricordare, ha convinto cuori a riprendere a battere e fiori a dischiudersi. Fiori intorno ai quali ronza api, con fare tranquillo e operoso.
Daniele, se domani morrò, avrò scritto The Gallows Maker. Per me basta.
Glauco, semmai fosse, non mi hai mai dato che gioie. Ti prego, lascia Norma a Esmeralda, è l'unica che potrà curarsi di lei.
Raffaella. Che cazzo ti dico? Non ci fossi stata negli ultimi mesi, sarei morto affogato in una bottiglia di Mezcal, anche solo per fare due chiacchiere con lo Shai Hulud. Luz mi ha detto di stare molto attento, a volte i vermi mentono. E noi vermi lo sappiamo bene. Klauser, lo sai che porto solo polo, ma una grigia con su scritto Le Orme del Verme penso che la metterei. Sui miei tatuaggi non di stoffa.
A Belluno una bellona mi ha reso più facile la vita, dividendo con me momenti splendidi e altri pesanti, difficili, carichi di vento caldo foriero di disgrazie e madonne e padreterni infami, fragili costruzioni immobili e labirinti di calore per un ominotauro che da anni cerca la via d'uscita ma sempre al centro torna, in se stesso, nel sé, nel suo "se" perenne.
E se, ma se incontrassi mai Paul Reed Smith, lo convincerei a chiedere l'endorsement a Marcello che, sono certo, guardando il piccolo Grilletto della Carabina di Mitia, in perfetto torinese esclamerebbe "ma che te sei bbevuto er cervello, frate'?".
Dada.
Poco ho da dirti, se siamo tutti qui è perché a certe mancanze, scomparse e non comparse, anche se Pasolini dava un valore a chi era nell'inquadratura anche se non recitava, e Orson Welles ci ha insegnato che chi non si vede fa si che si veda chi si deve vedere, ed è per questo che non ci sono mie foto, non ne voglio mezzo, e sarebbe meglio non esistere e far vivere anche chi non c'è. Mi sono perso, Dada, questa frase non ha fine. Non c'è fine. Di nuovo, fino alla fine.
Luigia e Silvano, S. ci ha fatto una foto mentre con Silvia e Simone mangiamo il gelato del San Crispino. Io ho la mia solita faccia, di quello che non capisce perché debba pagare così tanto per un gelato che sì, è buono, ma c'avete pure da rompe' li cojoni perché le cialde nun ze trovano senza conservanti e 'sti cazzi!
S. se la ride e mentre un demone lupo tenta di mangiarsi la pecora-drago, Pinolo lo prende per la coda e lo sbatte tra le forti braccia di Giacchettone che lo sfracagna e lo riduce a un fagottello di stracci. Sarebbe piaciuto a Jacob Frank.
Ci sono cose che non riuscirò a capire mai, perché sono solo un coglione, come diceva Giovannino, però sono sempre stato serio, anche nelle mie cazzate, e quando Valeria diceva che ero un narcisista, solo per la sua bellezza non ho detto quello che pensavo, le proiezioni a volte sono inconsce, "segni sui polsi affermano che sono sbagli" e se sei ancora vivo o ringrazi o aspetti la prossima caduta.
La vita vuole vivere. Io voglio vivere e stare bene, meglio di adesso.
Monica, sai quanto ti devo e che cosa preziosa sei e rimarrai, ma ti chiedo un'ultima grazia. Sognami felice, ci metterò meno a elaborare il bello senza doverlo ricoprire di ciò che non andava.
Diamo un senso a questa separazione, usciamone accresciuti nella coscienza e nell'amore.
Bruciare di vita è abbracciare i cambiamenti, la sofferenza è solo un effetto collaterale e per fortuna temporaneo, lo scotto di una coscienza aperta e non doma, capace di assorbire terribili colpi pur di arrivare a uno stato che manco quelli alterati di Ken Russell.
Questa è per voi, per chi c'è e per me resta.
Se manca qualcuno prendetevela con chi ha cominciato a bariccare la grappa, il mio grazie per la vostra presenza è nel continuare a camminare rendendomi conto di tutto ciò che ho attorno, dai sampietrini agli ex voto di Portonaccio.

Claudio dei Norma, Roma

lunedì 20 luglio 2009

Avete un cane?
Tremate.
Anche nel più docile, adorabile e devoto botolo, può nascondersi il demonio.
Anzi, intere coorti di demoni, che copulano e si riproducono, moltiplicandosi e diffondendo il male nel vostro adorato e fedele compagno.
Tremate.
Un giorno potreste svegliarvi a causa di una puzza così intensa, orribile, disgustosa e devastante da essere costretti ad aprire gli occhi e cercarne l'origine.
La mia è una storia vera.
Mi alzo in preda ai conati e quasi schiaccio Norma che dorme sui miei ciabattoni. Mi guarda con aria interronegativa? Possibile che non senta niente? Che cesso, sorda, epilettica, incontinente, piena d'allergie e con quel naso così grosso e inutile. Sheesh... mi faccio coraggio e comincio a cercare la causa scatenante dell'orrido miasma.
Il frigo? No, malgrado sembri che vi abbiano scaricato dentro i resti di un cimitero indiano, gli esorcismi di padre Amorth (dimme te questo come cazzo se chiama, Nomen Omen dicevano i nostri avi...) hanno impedito l'eccessiva putrescenza e il relativo fetore.
Il secchio dell'immondizia? Mmmh, gli avanzi dell'aglio e olio della sera precedente (quando non c'hai una lira t'accontenti di poco) certo non aiutano, tantomeno i rimasugli di decomposizione grattati via dall'ultima crosta di pecorino immolata sulla suddetta pasta ma no, non è questa la fonte del tanfo.
Il pozzetto della doccia? Bah, quando la tricodotata sirena ancora divideva con me questa tana, poteva capitare che si intasasse dei suoi lunghi e voluminosi capelli ma ora che l'unica testa rimasta è vittima della sindrome di Yul Brinner, beh, non si corre più questo rischio.
E mentre le mie mucose nasali perdono sensibilità durante la ricerca, all'improvviso sento affiorare una consapevolezza. Norma.
Non si è mai allontanata da me, come il disgusto olfattivo e, osservandola attentamente per la prima volta, mi accorgo che l'orecchia muffa, quella offesa dall'otoematoma, sembra un pò gonfia alla base. Il suo frequente scuotere la testa mi spinge ulteriormente a controllarla.
Aiuto.
I demoni, annidati nel suo canale uditivo destro, mi assalgono con inaudita ferocia scatenando ogni maleficio in loro potere. Un morbo immondo si diffonde tutt'attorno alla scrollata di capoccione della posseduta, maligni spiriti invadono la mia casa sotto forma di materia infetta e ripugnante, una maledizione cosmogonica imputridisce l'aria che respiro, soffoco, devo riuscire ad aprire una finestra o morirò... altro che Gora dell'Eterno Fetore, questo è l'Inferno!
No. Molto peggio.
E' l'Abisso di Malassezia.
E mò so' cazzi.

Claudio e Norma(ledetta)

P.s.: mi riferisco alla Malassezia Pachydermatitis, si cura, tranquilli, ma per farlo mi dovete chiamare, così vi dò il numero di celllulare di padre Amorth.

venerdì 17 luglio 2009

"Buongiorno."
"Buongiorno! Un caffé?"
"Sì, grazie."
"Mi ha riconosciuto?"
"Ad essere sinceri, no... è quell'attore che ha fatt-"
"No, no, acqua!"
"Allora il tipo che canta Senza Di-"
"No no no, acqua, acqua!"
"Cavolo, ma come ho fatto a non riconoscerla: è il signor Anticristo!"
"Esatto! Ce ne ha messo di tempo, eh, però alla fine... mi dica, mi dica, come va il bar?"
"Bene, via, non lamentiamoci. E lei? E' un piacere rivederla dopo tutti questi anni, accidenti, ora che la guardo bene, non è cambiato di un virgola!"
"Beh, sa, non invecchiando, si fa sempre un figurone. Insomma, parliamo di cose serie: è pronto?"
"A cosa, scusi?"
"Alla fine del mondo, ovvio! Sono tornato dalla Nebulosa del Carbonchio solo per questo, non ha idea di che fatica portarsi dietro quel buco nero! Dover curvare lo spazio per evitare disastri nelle costellazioni attigue, scegliere la rotta giusta non avvicinandosi alle Nane Bianche che stanno in fissa con questi signori qua, non può davvero immaginare."
"Ahia, ricominciamo con la stessa storia storia? Ascolti, non vorrei che finisse come l'ultima volta, che se l'è fatta prende' a male e non si è fatto più vedere, ma, capisce, 'sta storia a me non me tocca proprio, non so come dirglielo."
"Lei dice che non la tocca? Nel senso che pensa di uscirne indenne? Perché se è questo che crede, potrebbe avere un brusco risveglio. Se è così, stupido io ad averla avvisata tanti anni fa, che nemmeno avrei dovuto, nemmeno. Bah."
"lo vede che se la prende? Si metta nei miei panni, tra quattro giorni è natale, le pare che all'improvviso mò me preoccupo che potrei non arrivare alle sospirate ferie di natale perché i Maglia o gli Astechi, cent'anni fa hanno visto le stelle che finivano sulla terra e che succedeva il finimondo? E co' tutti i panettoni delle Tremmarie che ho comprato che ce faccio? Che poi c'hanno il nome di Maria, cioé, un occhio di riguardo almeno, no? Teh teh teh teh..."
"Dia retta, sta esagerando, io non tirerei in ballo nomi di questo calibro. Comunque, i Maya e gli Aztechi lo hanno predetto ben più di cento anni fa insieme a molti altri eventi che dal giorno della loro rivelazione, si sono precipuamente verificati. Certo, lei ha tutti i diritti di non credere a quel che le dico, ma crederà ai suoi occhi, mi auguro? Da quanto non dà un'occhiata fuori dal bar?"
"Che vor di'...? Comunque da quand'è andata a casa Jessica, mi' fia. Ammazza come s'è fatto buio, non so' manco le cinque."
"Guardi meglio, venga. Anzi, ora che non c'è nessuno, forza, esca da dietro quel bancone. Ecco, le tengo aperta la porta. Allora?"
"..."
"Sì?"
"..."
"E già, non c'è più niente, caro il mio stronzetto. Niente. Il Nulla Cosmico e lei e il suo bar nel bel mezzo. Preghi Iddio che agli angeli piaccia il suo caffé. Arriverderci."

giovedì 9 luglio 2009

Un giorno Dio si presentò da Norma travestito da rabdomante.
Prima che potesse farsi riconoscere, gli si era già attaccata a una gamba e, rossa degli zampilli dell'arteria femorale, gli strappò una bella porzione di adduttore e si allontanò trotterellando.
Da chi andò a reclamare il divino rompicoglioni...?
Esatto.
"Claudio! Guarda che m'ha fatto la tua cana!"
"Aaaaaaaaaaaaaaahhhh! Mio dio, quanto sangue... si sdrai, la prego, chiamo subito il 118, non si preoccupi, arriveranno in pochi minuti!"
"Pochi minuti una fava, sto morendo... ho già perso 27 decilitri e 45 centilitri di sangue... morirò... muoio-"
E così dicendo, si produsse in una versione della Morte Del Cigno degna di una Carla Fracci zombificata.
"Ma sarai stronzo! Non ti avevo mica riconosciuto, razza di infame! Cos'hai fatto a Norma, se le hai torto un pelo io ti-"
"'Io ti cosa! Io sono il signore Dio tuo e faccio quello che mi pare, chiaro?!?"
Si strappò completamente la gamba sbrindellata e cominciò a prendermici a calci in culo saltellando con l'altra, un dolore cane maledetto. Ma non pago della mia sofferenza, si fece crescere più zampe di un ragno e continuando a zompettare prese a darmele a gragnuole di sette, otto pedate, tutte insieme.
"Ahio, ahio, basta! Sei senza cuore, ma che t'ho fatto?"
"Che mi hai fatto? Che mi hai fatto...? Giura che credi in me o ti faccio diventare il sedere più viola di una molegnana! Ti pisto come un santo vecchio, forza, giura!"
"Lo giuro, lo giuro!"
"Cosa? Giura che credi in me perché esisto!"
"Giuro che credo in te ed esisti, basta però adesso..."
"No! Dillo meglio: credo in Dio e Dio esiste. E sii credibile, credino."
"Sì, sì, credo in Dio e Dio esiste. Va bene...?"
Scomparve insieme al suo ghigno soddisfatto per lasciar apparire la mia adorata nana bianca che si stava sdellommando il quarto di gamba di nostro signore.
"Norma, tesora mia adorata! Il tuo amichetto è veramente uno stronzo, guarda che m'ha fatto... c'ho il culo più osceno di quello di un babbuino. Però è pure un allocco, s'è bevuto che fossi sincero quando dicevo di credere in lui, ah! Babbeo..."
Al Pronto Soccorso non si scomposero più di tanto al mio arrivo con una bacchetta da rabdomante ficcata in gola, in quanto qualche giorno prima gli avevano portato un mangiatore di spade a cui era andato un cucchiaino da caffé di traverso, cosa li turbò non poco fu Norma al mio fianco ancora preda di un attacco convulso di risa.

Claudio

"Ti amo."
"Vedrai, ti passerà."
Una frase terribile, in fondo anche assurda, ma in virtù della quale sono riuscito ad aprire gli occhi e a capire che ero completamente avvolto da un'illusione, Maya mi stava per fregare un'altra volta.
Hai spesso avuto ragione, quasi sempre, anzi.
Anche stavolta.

Claudio

lunedì 6 luglio 2009

Bronco! Compagno di mille sventure.

Sono reduce da un periodo decisamente difficile e palloso.
La broncopolmonite! Chi l'avrebbe mai detto. Mah!
Finalmente ieri, dopo più di tre settimane d'astinenza, siamo andati a suonare.
Suonavo e godevo!
La musica è la parte migliore di questa vita, insieme agli amici e a mio fratello Claudio.

Un saluto e un abbraccio a tutti quelli che passano di qui.
Questo è "Il Canile Inquieto", mica cazzi!

Daniele


domenica 5 luglio 2009

Stamattina Glauco mi ha detto:
"quando tu e Monica vi siete separati hai messo il cuore all'astio, per darlo al miglior sofferente."
Mi son venute le lacrime agli occhi ma per l'amore che provo per quell'uomo.

Claudio