giovedì 24 settembre 2009

Mezz'ora fa, un'anziana e simpatica signora è venuta incontro a me e Norma.
"Tesoro! Come stai, bella canotta (sic), eh?"
Poi mi ha guardato, come fossi stato l'appendice del guinzaglio e ha salutato anche me. Niente di più usale, quando hai una primadonna come cane.
"Ci siamo visti anche ieri, la stava portando a spasso suo padre. Me lo saluti tanto, eh? Ciao ciao, piccola, e non mangiare troppo! E lei non le dia così tanto da mangiare, eh!"
Mentre la vecchina se ne andava, Norma mi ha guardato e come suo solito, ha scosso la testa.
Ora sono pieno di interrogativi. Eh.

Claudio

sabato 19 settembre 2009

E' ufficiale:
google ha interrotto la connessione al dizionario Astri-Italiano Italiano-Astri di Rob Brezsny, perché questa settimana non ci sono state né mie manifestazioni divine né aurore boreali. E per quanto conosca un'Aurora che è decisamente una bora, beh, non s'è fatta vede' manco lei.
Mio caro Rob io ti avevo avvertito, ora non venire a rompermi i coglioni.

Claudio, toro ascendente toro scatenato


lunedì 14 settembre 2009

L'uggia di Luigia.

E' il quarto anno che mi succede. Quando sta per finire l'estate, c'è un giorno in cui mi sveglio triste, così triste, ho solo voglia di piangere, di abbracciare qualcuno e farmi abbracciare, di correre fin quando le gambe mi reggono e poi buttarmi con la faccia nell'erba e gridare alla terra di prendermi con sé. Ma non so perché.
Ho chiesto a Mamma Orsa ma mi ha guardato con una strana tenerezza negli occhi e mi ha detto di non saperne nulla. Anche Margherita non è stata in grado di darmi spiegazioni, però ha risposto che se avessi corso abbastanza avrei potuto raggiungere il campo di girasoli vicino al mare di Orione entro sera. Pare che un cacciatorpediniere attraccherà in porto oggi stesso. Ma io non so cos'è un cacciatorpediniere, o se lo sapevo, l'ho dimenticato.
Ma quando Margherita l'ha nominato, mi si è stretto il cuore. Maledetta memoria, lo so che c'è qualcosa di importante che mi sfugge, lo so! Cosa devo fare, cosa posso fare di più, mi sforzo ma niente. Niente. Solo lacrime e dolore. Il cuore mi si spacca in due.
"Perché sto così male?"
Velasco, il geco, scende dal muro e sale sul bracciolo della mia sedia a rotelle.
"Non è la prima volta, vero, Luigia?"
"No, ricordo perfettamente che è la quarta."
"Ma non rammenti il motivo?"
"Esatto... perché? Com'è possibile che abbia dimenticato una cosa che mi fa soffrire così tanto?"
"Ieri ricorreva l'anniversario della strage delle Torri Gemelle, potrebbe essere per quello?"
"No. Una strage. Sono morte tante persone?"
"Non hai idea. Ma tu non piangi per loro?"
"Non lo so. No, no, il mio è un buco nell'anima, mi sembra di vedere un sorriso, non chiedermi di più, dinanzi a me degli occhi azzurri mi guardano e sorridono ma io piango, Velasco, mi sembra di morire!"
"Stai tranquilla, Luigia, ci sono io qui con te. Non morirai, ah no, dovesse arrivare quella Bastarda con la "M" maiuscola, rimpiangerà di non aver trovato Campofame al mio posto!"
"Sei un tesoro, amico mio, me l'aveva detto Claudio che tu sei il migliore. Ha mangiato Claudio?"
"..."
"Ma sì, quello mangia sempre! Ecco, sto meglio, ora non voglio più correre, anzi, portami al monastero, ce la fai a spingermi?"

Un mese prima che papà morisse, portammo mamma a trovarlo. Erano entrambi sulla carrozzina, li aiutammo a mettersi su una panchina in giardino. Si baciarono, mamma disse a papà che si sentiva uno straccio. Papà le disse che era bellissima.
Non ho voluto scrivere nulla il dodici settembre. Oggi, dopo una giornata con mia madre, mi rendo conto che glielo devo. A entrambi.
Oggi siete tutti liberi di uscire dal canile. Anche per oggi, come l'anno scorso, solo amore.

Claudio, il figlio di Silvano e Luigia.

sabato 12 settembre 2009

Hey Judytta


Claudio compare a 5'28" con dei bellissimi fiori in testa.
Io compaio con il tamburello di Claudio a 6'23".

E adesso tutti insieme: Na Na Na Na Na Na... Hey Judytta
Daniele

venerdì 11 settembre 2009

Non sono tipo da oroscopo, anzi, la domanda di rito solitamente mi maldispone verso l'eventuale interlocutore.
Ma oggi, girellando in rete, ho beccato un post twitteriano di Vicky riguardante l'oroscopo di Internazionale.
Mio caro Brezsny, io non ti conosco, io non so chi sei, ma se nei prossimi giorni dovesse andare come dici, mi materializzo a casa tua e ti stampo un bacio in fronte.
Nel malaugurato caso le cose non dovessero andare così, non perdere tempo a pensare "avrò mangiato qualcosa di cattivo, sarà stato un colpo di freddo, forse dovrei abbassare i condizionatori, che cosa mi sarà mai successo". Sai benissimo cosa deve fare chi è causa dei propri mali.
Credimi. Come io dovrei credere a quel che dici.

Riporto pure le previsioni del segno, via.


Toro (20 aprile - 20 maggio)

Nei prossimi giorni sarai una forza della natura, l’equivalente umano di un intervento divino. Per questo dovresti avvertire i tuoi amici e i tuoi cari, convinti che sei e sarai sempre equilibrato, pacato e dolce. Potrebbero infatti spaventarsi vedendo la tua intelligenza esplodere in un doppio arcobaleno e zampillare come una cascata. Potrebbero accusarti di “non essere te stesso” quando la tua risata diventerà vulcanica e le tue decisioni li sorprenderanno come un’aurora boreale. Sarebbe interessante notare quali tra le persone che ti circondano reagiranno meglio all’esplosione delle tue qualità

Claudio Breznev


lunedì 7 settembre 2009

domenica 6 settembre 2009

Domenica, 5 settembre 2009. 07: 38

Il tempo non è il più grande guaritore, è un medico della mutua.

Claudio

sabato 5 settembre 2009

Da bambino quando avevo la febbre alta, vivevo un'allucinazione ricorrente.
Sdraiato nel lettone dei miei, guardavo il soffitto che era un prato verde. Allungando la mano, prendevo un filo d'erba, e una volta strappato, da sotto il letto si alzava un numero che andava a riempire il vuoto appena creato. Continuavo così per ore, o forse erano solo minuti ma sembrava un tempo enorme.
Finora non mi sono chiesto cosa potesse significare, e forse ho sbagliato. Era un'allucinazione che mi faceva stare bene, mi allontanava dal male e vivevo in una bolla isolata dal reale. In quelle occasioni avevo una scusa per farlo.
Poche altre volte, accompagnata da un rombo terrificante, sentivo arrivare una gigantesca sfera che mi avrebbe schiacciato, e l'unico rifugio che avevo erano le macerie di mollica di un avamposto militare. Questo succedeva quando mi lasciavano nel mio letto.

Claudio

venerdì 4 settembre 2009

Vicky ha un grosso acquario. Adoro passare il tempo a guardare i pesci, e finisco per addormentarmi come quando, seduti sul divano, vediamo i suoi film dopo aver mangiato e bevuto come maiali all'ingrasso.
Ci sono un sacco di pesci, alcuni facilmente riconoscibili per la bellezza dei colori, altri per la stranezza delle forme e altri ancora per il loro particolare comportamento.
Il Pesce Mnemonico è il mio preferito. Non nuota, non si muove, sta fermo sul fondo e ti fissa. Intorno a lui si pavoneggiano le Donzelle, sfreccia il Pesce Pilota sul Pesce Volante (già, anche a lei piace Elio) e il Pesce Chirurgo insegue la rostruta Chelmon per sistemarle il becco. Su tutti, un enorme Idolo Moro.
La Bavosa Occhiuta, cugina marina dell'Occhiuta Rana, si agita nervosa come un fastidioso ricordo accanto al saggio rimembrante. Che la guarda e torna a fissarmi. Una piccola Nemoravia studia assorta le varie dinamiche ittiche, con la medesima concentrazione del Marveliano Osservatore. Anche per lei, le uniche cose che abbiano senso sono la Ricerca e la Conoscenza. Il suo dorso si fa turchese quando, compresi i silenziosi meccanismi dei suoi "simili", rivolge l'interesse ad altre situazioni degne di attenzione.
Un Ippocampo si frappone tra me e il saggio. Vicky lo chiama Luca Brasi.
Un lampo giallonero lo allontana senza tanti complimenti. L'Idolo ha colpito. Accenna un inchino al Pesce Mnemonico che chiude gli occhi in segno di ringraziamento.
"Ma hai visto...?"
"Sai, il cavalluccio è un coglione, ogni volta che si accorge che Mnemo fissa qualcuno, crede si possa rimediare da mangiare e si mette in mezzo. Il Moro, come dire, funge da bodyguard. Quando il cretinetti, con la sua memoria da pesce rosso toglie la visuale al saggio, interviene. Senza mai esagerare, non è colpa di Luca Brasi se ha il cervello poco più grande di quello di una vongola."
Sul fondale sabbioso, vedo sbucare circospetta una bocca che lentamente si apre in quattro petali. Lo Shaiudip Hulud si manifesta, senza tuoni ed effetti speciali, soltanto per manifestare il proprio rispetto alla memoria storica dell'acquario. Dopodiché si inabissa lasciando una scia rosata nell'acqua.
Fisso gli occhi tondi e rossi di Mnemo.
"Ora capisco, è un pesce Mentat. Non ci posso credere... hai uno Shai Hulud marino nell'acquario per mantenere l'equilibrio. Vi', non immaginavo ci fossi tanto dentro."
"Perché? Solo perché non sai nemmeno cosa significa la parola "armonia", non riesci a credere che le persone che hai accanto possano viverla in modo consapevole? Stupido uomo. Ora riposa, capoccione, domani ti devi svegliare all'alba."
Vicky mi sveglia con grazia, sul televisore scorrono i titoli di coda di Dune.
"Mi sono addormentato?"
"..."
"Quindi...?"
"."
"Ah. E..."
"Cosa?"
"Quindi Luca Brasi e l'Idolo non hanno scazzato?"
"Cosa?"
Niente, va tutto bene. Mi pare fosse avanzato del caffé, vero?"

Ibn Mohammad Bispùr

mercoledì 2 settembre 2009

SUNGLASSES

"C'è chi si mette degli occhiali da sole
per avere più carisma e sintomatico mistero..."
C'è anche chi se lo può permettere.

Per il momento resto schiavo delle mie passioni...
Questo sole mi sta accecando, dove sono i miei occhiali?
Daniele

lunedì 31 agosto 2009

Un Piacevole Ritorno

La mia Estate è finita. Ho staccato per un periodo la spina del Computer.
Sono stato al mare in Abruzzo, tra un condimento di sole, alimenti vari e danze notturne.
Il mare porta sempre ad un piacevole assopimento...
Ben trovati.
Daniele

Credevo di stare meglio.
Va bene, si ricomincia, non è certo la prima volta.
Each Day The Rebirth Of The Fallen.
Facendo in modo di morire alla coazione a ripetere.

Claudio

martedì 25 agosto 2009

Una storia (prevalentemente) vera.

Giacomo, il figlio di Samuel e Barbara, i miei vicini di casa, ha sette mesi e mezzo. Già parla con Norma, alla quale non par vero di poterlo fare nella sua lingua madre, l'inglese.
Vi traduco il loro ultimo dialogo.
"Norma! Norma! Norma! Normaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhh!!!"
"Ciao Jack, come va?"
"Cattiva, lo sai che non mi piace essere chiamato come una zucca! Mi chiamo Giacomo, come il tenero Giacomo, o come quello pelato che sta con Giovanni e Aldo, come il dr. Tassoni, come Puccini, come Casanova (hai capito, sì?), come l'Agostini, come-"
"Certo che non si sono sprecati col nome."
"Eh?"
"Beh, papà è di origine ebraica e ti hanno chiamato 'seguace di Dio'..."
"Ah! Se fossi stata maschio e figlio loro ti avrebbero chiamato 'segugio di Dio', ah ah ah ah aha ah ahaaa!"
"Ah ah ah ahh! Domenico."
"Eh?"
"Beh, sai, c'è un gioco di parole in latino per cui gli appartenenti all'ordine dei Dominicani vengono chiamati 'cani del Signore', Domini Canis. Quindi mi avrebbero chiamato Domenico."
"Ma papà non è cattolico! E manco mamma, a dirla tutta. Forse ti avrebbero chiamata Normo."
"Hmm, sai, Giacomo, mi sa che se tagliamo qua il discorso è meglio. Ti lecco un pò i piedi prima che la mamma ti porti a fare la spesa?"
"Sì! Io intanto faccio la cacca, così quando se ne accorgerà sarà troppo tardi per tornare indietro e appesterò tutto il supermercato. Aaah, che soddisfazioni che possiamo toglierci noi bambini!"
"Eh sì... certo, anche noi cani una tantum possiamo fare dei numeri incredibili. Non sai quando mi sono mangiata le cimette di maria che Monica aveva messo da parte per farsi un personale... che pezza, Jack, sono stata cotta fino al giorno dopo, non riuscivo a camminare."
"Ma cosa dici? Cimette di maria, cotta... hanno cercato di cuocerti con le cime di rapamaria? E non riuscivi a camminare perché come Pinocchio ti si erano bruciati i piedi?"
"Uhm, seeeeenti, glissiamo anche su 'sta storia, okay? Guarda, comincio subito a leccarti i piedini. Pronto?"
"Via! Bwaaaaaahh ah ah ah aaaaahhh! Aaaaaaaaaaaah ah ah ah ah! Aiutooooooooooohh, ahhha ah ah ah ah ah!!!"
Appollaiato sui fili dell'elettricità, il mio amico immaginario Giacchettone sembra un Gamas.
Non ha le sopracciglia. Ha due processionarie che si baciano sulla sua fronte. Insieme a Pinolo e Maggi Mario, veglia sulla mia incolumità. Senza poter intervenire direttamente, in prima persona, fisicamente. Da quando è arrivato Giacomo, si è preso l'incombenza di badare a lui insieme ai suoi genitori, che non sanno di avere un simile protettore.
Troppo spesso ho visto le due processionarie appiattirsi sui suoi occhi chiusi, e ho avvertito il peso dell'impegno preso, la responsabilità immensa di non poter parlare del futuro, di quel che è in serbo per il piccolo e Sam e Barbara.
"Dopo la rottura dei vasi, la Shekinah si è infusa in ogni cosa. Cos'è un bambino, Giacomo? Non è un seguace di dio, vero? Forse un vivace e irrispettoso suo aspetto, ma lunga è l'attesa per la rivelazione. Ben più di nove mesi. Sapessi chi è realmente Norma, impazziresti di gioia."
Gioia, la cassiera della GS che ha preso il posto di Stella, quella con cui faceva il cascamorto Claudio, sta in effetti impazzendo, non le pare possibile, un bambino è un bambino ma santa pace, come può una creatura così piccola portare con sé un'arma batteriologica di simili proporzioni? Barbara si scusa, Gioia le sorride e la accompagna nel loro stanzino affinché possa cambiargli il pannolino.
Bessy e Lungo, i loro cani, li attendono tranquilli sdraiati dinanzi l'ingresso.
"Mi sembra tutto tranquillo."
"Giacchettone è sul tetto. Lo sai che puoi fidarti."
"Ma certo, so da dove arriva. Mi fa ancora un certo effetto che sia qui per Claudio, il coso con cui vive Norma."
"Norma non ti è mai piaciuta."
"Perché parli sempre da vecchio maschio? Non capisci proprio niente, sai? Si chiama angst giovanile, alla fin fine è solo sana rabbia adolescenziale contro ogni tipo di potere imposto. Non intendo riconoscerle nessuna autorità dovuta all'età o alla forza, è molto semplice."
"Bah, si vede che sono di un'altra generazione, non ti capisco davvero. Guarda, sono già alla cassa."
"Lo credo, li hanno fatti passare avanti..."
Il ventilatore soffia a intervalli regolari sul corpone nudo di Claudio sul letto. Si è pianto l'anima dopo aver cercato di salvare un piccolo Silvestro randagio venuto a morire nel suo giardino. Lo ha portato dal veterinario ma non c'è stato niente da fare. Leucemia felina, ultimo stadio. Secondo il dottore era in quelle condizioni da più di un mese. E' morto quando gli ha fatto l'anestesia per poter effettuare il prelievo. Era pelle, ossa e muco. E amore. Barcollando, ormai incapace di miagolare, gli si è strusciato ai piedi. Non è riuscito a bere, ha assaggiato del cibo e si è accasciato. Ma cercava la sua mano per farsi carezzare. E' passato troppo poco tempo tra il momento in cui si sono conosciuti e quello in cui si sono salutati. Ha pianto davanti al veterinario quando glielo ha detto, lungo il tragitto fino a casa e al parco della Caffarella dove lo ha seppellito.
Ora dorme, a braccia spalancate sul letto, sembra un Gesù Cristo grasso, troppo simili e accomunati dall'incapacità di salvare una vita senza chiedere aiuto a qualcuno più in alto di loro.
Ha ringraziato il dottor DiCarlo, per la gentilezza e la disponibilità. E ha maledetto il signore, per le piccole grazie che centellina ed elargisce solo a chi può continuare a farsi beffe della giustizia umana.
Accanto al letto, Maggi Mario è il riflesso di un televisore in bianco e nero. Sta male per il disprezzo di Claudio nei confronti del divino, ma questo è, il degno nipote di Umberto, tra i bestemmiatori più bellicosi della storia di Roma papalina.
"Quando agisci così offendi te stesso. Puoi credere o non credere, nessuno ti obbliga perché non c'è una sola verità. Ma imprecare, impazzire di rabbia, negare un bene invisibile, quell'energia che muove i mondi, beh, è da sciocchi. E tu non lo sei. A guardarti ora, mi ricordo di te bambino, sul tavolo della cucina, mentre Luigia ti cambiava. Altro che Giacomo, tu eri un'arma di distruzione di massa. Quanti anni sono passati. Per me nulla, ma la tua barba grigia la dice lunga. 'Con la boccia a pelle e la barba sembri satanico ma in senso positivo'... e sì, Faith deve aver preso a bere più di te a Londra."
Norma è rimasta in giardino. Non si è fatta illusioni sull'ospite di stamattina. Quando ha visto che La Bianca non le si scatenava contro ha immaginato la situazione. Inaccettabile, ma così è la vita. E la morte e le sue ancelle. Per fortuna mentre aspettava che Claudio tornasse ha incontrato Jack.
Jack e Giacchettone. Che strano, non ci aveva ancora pensato.

Claudio

domenica 23 agosto 2009

mercoledì 19 agosto 2009

Non ho cancellato il numero di cellulare di mio padre. E' una sciocchezza, lo so, forse non riesco a farlo per puro sentimentalismo. Mi capita di trovarmelo davanti mentre scorro la rubrica e senza accorgermene mi fermo a pensare a lui. A volte dimenticando chi stavo cercando e perché. In parte sono anche vittima della mia incontenibile immaginazione, nel profondo spero che arrivi una sua telefonata a tranquillizzarmi, a dirmi che sta bene e che dall'altra parte c'è qualcosa che vale la pena di essere vissuta. Aggettivo che di sicuro non userebbe, data l'antitesi con la sua condizione. Uso una perifrasi perché ancora non riesco a scriverlo. Ci provo. No. Ci provo, sì: morto. Ecco fatto. Ora non sto meglio ma ci sono riuscito. Aiuto.
Tra meno di un mese sarà il 12 settembre. Mi dispiace dirlo ma non posso mentire, una sola vita per me ha più importanza di tutte quelle che si sono spente il giorno prima. L'11 settembre rimarrà sempre e solo la vigilia della scomparsa di mio padre.
Non voglio rileggere il post che ho scritto quel giorno dell'anno scorso su Lies Irae, potrei soffocare. Quest'anno non condividerò con nessuno il peso della commemorazione, saremo io e Norma, com'è da alcuni mesi, un uomo solo con un cane, la mia reality check adorata e odiata, la mia àncora e la mia zavorra.
In cucina, con la sorda ai piedi fisso il cellulare. So che non squillerà mai mostrando il suo numero sul display. Silvano mio, quanto mi manchi.
Non chiamerai, ma potrei provare a telefonarti.
Norma piega la testa da una parte, strizza gli occhi e mi fissa. La cosa le stona. Continua a fissarmi.
Menù - rubrica - si - Silvano.
Compongo il numero. La sorda bianca si avvicina con la cresta dritta, non le piace quel che sto facendo, non posso permettermelo, non devo.
"Il telefono dell'utente da lei chiamato potrebbe essere spento o non raggiungibile."
Continua a fissarmi. Ha gli occhi rossi ma la cresta bassa.
"Sei un coglione, Claudio."
Ha ragione, sono solo un coglione.
Vado al bagno a sciacquarmi la faccia. Mi asciugo e allo specchio riconosco gli occhi di Silvano ma non azzurri, il suo naso ma un pò più affilato, le sue grandi orecchie, uguali, dio cane.
In cucina, Norma mi incenerisce con lo sguardo.
"Perché? Certe cose non si possono, non si devono fare. Cancella quel numero, ti prego, non creare problemi. I confini sono così labili di questi tempi. Dammi retta, Claudio."
In risposta alle sue parole, parte la suoneria.
Inebetito, rispondo.
"Pronto...?"
Dall'altro capo del telefono, un cane abbaia tutto il suo fastidio. Allontano il cellulare dall'orecchio.
"E' il nonno! Passamelo, ti prego!"
Dopo latrati, uggiolii e lunghe salve di abbai, la mia cana chiude.
"Merlin dice che il gestore di papà di là non prende, però approfitta della sua chiamata per darti i suoi saluti e tranquillizzarti, sta bene e deve ammettere di aver trovato qualcosa che vale la pena di essere vissuta, anche se vissuta non è il termine più adatto alla sua condizione. Contento?"
"Contento? Scusa, non potresti chiamare Merlin e chiedergli di passarmi papà?"
"No."
"Ma perché?"
"Perché no. Pensi sia un gioco, Claudio, uno scherzo o una candid camera del cavolo? Vuoi parlare con Merlin, l'inarrivabile Look Me In The Eye Of Aricon? Nessun problema, lo hai già sentito. Ma per Silvano non è con così, la sua è tutta un altra storia. Potevi continuare a fare quel che dovevi, eri arrivato dall'altra parte, c'eri vicino, avresti potuto parlare con lui, abbracciarlo, porgli le domande che non ti sono uscite dalla gola e dirgli quello che non gli hai mai detto. E invece eccoti qui, vivo e vegeto, che te ne sbatti dell'Orda D'Oro e ti preoccupi solo di parlare con tuo padre adesso che non puoi. Dammi retta, cancella il numero, rompi la sim e butta il telefono. Smettila di fare il bambino."
La vodafone mi informa che l'utente chiamato ora è raggiungibile. Ma è il numero di Monica, che avevo chiamato qualche ora fa senza successo. Perché poi? E proprio adesso...?
Non so se il demonio esiste ma l'invenzione del cellulare ha ben poco di umano. O sono io a non esserlo. Disumana Res. Dovrei provare con i numeri di altre persone che sono dall'altra parte. Forse sono come lo Stalker, posso aiutare gli altri ma non posso chiedere nulla per me. In fondo anche Norma ha seri problemi come sua figlia. E nei miei deliri parla, come fa lei quando è sola.
L'acqua corrode la superficie della terra come i sogni e i desideri intaccano la sanità mentale.
Il cellulare squilla, Monica chiama. Non rispondo. La mia suoneria è Bare My Teeth dei Converge. Mostro i denti serrati al cielo, sperando che dio mi veda e capisca che lo odio per la posizione in cui mi ha messo, per la condizione in cui mi fa vivere e per le gioie che mi ha dato, machiavellico infame che nulla dà più di quanto poi possa togliere, e la suoneria si stoppa. I miei palmi accolgono i miei occhi bagnati e i gomiti si puntellano sul tavolo. Il tavolo vibra, mi è arrivato un messaggio.
Mi si avvisa che il numero di Silvano non è più irraggiungibile. Spengo il telefono e mi accuccio accanto a Norma, la abbraccio. Chi ha solo un cane come unica àncora di salvataggio in due mondi farebbe bene a usare i piccioni viaggiatori per comunicare, come il Cane Fantasma. Mi addormento mentre lei si sveglia. Rimane immobile, respira piano.
"Claudio..."

Claudio

giovedì 13 agosto 2009

Da un pò di tempo nella mia testa succede che i pensieri diventino racconti. Non nel senso che trasformo ciò che mi viene in mente in una storia, macché, è come se mi raccontassi ciò che penso. Tento di farmi credere che anche i miei pensieri sono parto della mia immaginazione. Che poi in parte è vero.
Aiuto.

Claudio (credo)

domenica 9 agosto 2009

"Non sai quanto mi dispiace, è evidente che siano una coppia perfetta."
"E perché si comportano così?"
"Perché hanno paura di soffrire di nuovo."
"Ma cosa c'è di più bello di avere le farfalle nello stomaco?"
"Non averle. Per loro è come una palla da bowling nello stomaco.
Norma sbuffa e poggia il musone sulla gamba di Vicky. Non le va proprio giù che Viridiana e Leo non confessino di essere innamorati l'uno dell'altra, non lo riesce proprio a capire
"Te ne ha già parlato Elle, ricordi? Le ha chiamate le posizioni antalgiche del cuore. Sono posture che assume per non provare dolore. Se una volta si è aperto verso qualcun altro ma questo lo ha fatto stare male, tende a porsi in modo tale da proteggersi da eventuali colpi o può addirittura arrivare a chiudersi per sempre in se stesso. Ma così facendo si nega un sacco di cose, perde la speranza, osteggia i cambiamenti e smette di credere nell'evoluzione."
Norma ci pensa.
"Noi discendiamo dai grandi molossi degli oceani. Un tempo sotto i mari vivevano dei pesci giganteschi, simili a squali ma con una grossa testa identica a quella dei cani, una bocca enorme dotata di grandi denti e la capacità di tranciare in due qualsiasi creatura marina gli si opponesse. Li chiamavano Pescecani."
"Se questa è la tua visione dell'evoluzione e pensi di provenire anche tu da quei pesci, direi che in realtà si tratta di un esempio di involuzione. Ma stai parlando seriamente?"
"No.
"Sai, Norma, a volte sei più stronza del tuo padrone."
"'Padrone' un ciufolo. Tutt'al più amico o conoscente."
"Madonna che esagerazione! Torniamo alla questione cuore, dai. A proposito di Claudino, ad esempio, lui ce l'ha gobbo."
"Woof? Gobbo?"
"Già, gobbo. Dopo la triste conclusione della storia con Monica, il suo cuore si è piegato su se stesso e non ha più alzato la testa per guardare un'altra donna. Si è ingobbito, ormai non fa altro che fissare i propri piedi."
"Ma è un cuore, Vicky, quali piedi?"
"Norma mia quanto sei dura. E' solo un'immagine con la quale intendevo descriverti la sua condizione. Comunque non capisco, scusa, accetti che sia gobbo e poi non ti sta bene se dico che ha i piedi?"
"Il cuore gobbo mi fa ridere, ma immaginarlo coi piedi, magari grossi come quelli di Claudio, mi sembra offensivo. Già se avessi detto zampe..."
"Sei davvero suonata, tesoro. Vediamo, come pensi che sia il tuo?"
"Il mio? Grasso. Felicemente ingordo. Il tuo invece ha la scoliosi. Però ultimamente lo ha molto aiutato quel busto per raddrizzarlo che hai trovato. Quel fusto, anzi..."
"Norma! Insomma, cosa ne sai tu...?"
"Sono sorda ma ho una buona vista e una sensibilità ancor più acuta, mia cara. Puoi fidarti di me, non ne farò parola con nessuno."
"Di te mi fido quanto di mio fratello. Sei un vero tesoro."
"E tu sei un pò picchiatella. Per riuscire ad ammettere quanto ti fa stare bene quel che stai vivendo, ti metti a parlare di problemi di cuore con una cana sorda inventandoti che sei preoccupata della vita sentimentale di due stupidi codardi... più che avere la scoliosi, il tuo cuore è gobbo come quello di Claudio, va là. Ma solo nei tuoi confronti."
Vicky fissa quei piccoli occhi che ridono e sorride. E' felice, come non lo era da anni.
Da più di sette anni.

Claudino, il fratello di Vicky

lunedì 3 agosto 2009

Ieri sera sono andato con Eleonera alla Festa dell'Umidità, a Caracalla, era l'ultimo giorno e siamo andati a salutare i nostri amici che lavoravano là.
Patrick il Leprechaun stava discutendo animatamente con la splendida Tera e il suo fidanzato Dullo, un pò troppo animatamente, tanto che appena ha cominciato a mulinare le braccia, io e Settimio Severo lo abbiamo preso di peso e portato alla Birreria dei Guinness. Si è calmato alla nona pinta, ma non ha infranto il record. Sheeesh, che tipi i leprechaun. Ha pure lasciato lo stand incustodito, gli avranno fregato almeno trenta trifogli. Non credo se ne sia accorto.
Ele è andata subito alla stand dell'Occhiuta Rana, dopo la promozione per il suo servizio in Diretta dall'Inferno. Quell'angelo ci ha regalato due suoi lavori incorniciati, che persona speciale. Beve birra anche lui, eppure è Bevivino. Nomen Non Semper Omen.
Con i nostri doni, ci siamo avviati verso la Fucina delle Cose Inutili di Glauco che stava festeggiando il cinquantennale della creazione dell'arricciolaburro a orologeria. E' addirittura riuscito a far intervenire il suo inventore alla cerimonia, l'ottuagenario Folco Persico. Lo guardava ammirato, e posso capirlo. Con grande emozione lo ha insignito dell'onoreficenza di Ambasciatore del Vano Italico, consegnandogli una medaglia portasupposte in bronzo pressofuso, opera dello stesso Glauco. Non posso non ammettere di essermi commosso anch'io. Eleonera si è limitata a non battere le palpebre durante tutta la durata del discorso di Persico. Che si è addormentato in piedi, con la bocca aperta e la bolla al naso nel bel mezzo dell'applauso del pubblico. Mai fare annoiare una strega.
Dopo aver salutato Fangando, il nostro amico camerunense che aveva appena sfilato due piotte a Patatù col gioco delle tre sante, siamo tornati al motorino.
Ele era allegra come non mai, non sembrava nemmeno vestita di nero. Ma mentre toglievo la catena abbiamo visto Patatù correre verso di noi a cavallo di un maiale.
"Largo, largo, Connie non frenare! Maledetto Fangando, maledetto Quattrodita e sue dritte! Aiutoooooooooooo!"
Con un sublime schianto, Connie si è fermata tra le braccia di un rododendro, catapultando il nostro eroe del gioco d'azzardo almeno tre metri più avanti.
"Connie, tu presto prosciutto! E salciccia! E lardo di Colonnata... e culatello, sì, culatello!"
Sculettando come solo certe maiale sanno fare, la santa porca gli si è avvicinata e ha cominciato a leccargli la faccia come solo certe porche sanno fare. Gli occhi di Patatù si sono illuminati, e in preda a un rapimento estatico che solo certe lingue sanno dare, la ha abbracciata forte gridando alla luna tutti i nomi degli insaccati e dei salumi esistenti su questa e sull'altra terra. L'amore.
Saliti sul mio Ciclone 50, una delle sòle a motore più eclatanti della storia delle due ruote, abbiamo imboccato viale Aventino sospirando all'unisono per le gioie che ci aveva riservato la serata. Girando alla Piramide per via Ostiense, ci siamo fermati a salutare Vlady, il custode della Mummia Cestia.
Vlady è enorme, transilvano, transgender e intransigente in quanto agli orari. Anche con noi è stato impassibile, non ha nemmeno fatto entrare la mia amica a fare pipì ma per farsi perdonare le ha regalato una palla di vetro piena d'acqua con la piramide che se la capovolgi ci nevica sopra. Un vero amico.
Giunti da lei, Ele è letteralmente schizzata verso l'ascensore salutandomi con un inquietante gorgoglìo.
Tornando a casa, mi sono fermato al Circo Massimo a osservare il fenomeno dei bongoloidi. Con la luna quasi piena saranno stato almeno trenta. Ognuno suonava un ritmo sconclusionato e diverso dagli altri, le pelli delle percussioni in più di un caso avevano preso a vibrare più di rabbia per l'oltraggio che per i colpi.
L'indomani, con la luna piena, quanti sarebbero diventati? Per un momento una visione infernale mi ha tolto il fiato. Inchiodato sulla croce al Circo Massimo, circondato da bongoloidi e costretto ad ascoltarli per i secoli dei secoli, amen. Ra.
Arrivato in Caffarella ho ringraziato la fortuna per le scarse certezze, le mie poche cose, la mia piccola casa e i miei cari amici. Ho anche ringraziato Norma che dormiva, russando come il mantice di Efesto. Sarei riuscito ad addormentarmi?
A letto mi attendevano i fantasmi di Bernard e June. Novello Jeremy, ho cercato di metterli d'accordo, di avvicinare le loro divergenze e colmare la distanza, incolmabile invero, dei loro punti di vista, ma soprattutto ho tentato di farli stare zitti per dormire le poche ore che mi separavano dalla triste levataccia imposta dal turno lavorativo. Niente da fare. Si sono anche lamentati per il casino assordante prodotto dalla canna della cana. Gli stronzi.
Alle cinque ho chiuso finalmente gli occhi e l'orecchio interno per riaprirli alle sei, in un bagno di sudore e parole inintelligibili, cispe di sogno ancora attaccate agli occhi e l'impressione esatta di una mancanza. Il regalo di Marco.
Con giusto i bermuda addosso (l'orrore, l'orrore) mi sono scapicollato fuori per andare a vedere nel bauletto del motorino. Niente.
Sconsolato ho acceso il cellulare per chiamare Eleonera. Alle sei...?
Ho guardato Norma che da brava sorda continuava a dormire. Senza russare, maledetta. Con il quadretto tra le zampe. E un trifoglio tra le labbra.
Faccio una vita strana.
Al lavoro dicono che con la boccia a pelle e la barba da talebano sembro un saggio. Faith dice che ho un aspetto satanico ma in senso positivo. Credo che Faith a Londra abbia cominciato a bere come me.
Penso a Mitia e mi verso un bicchiere di Ribolla. Ogni scusa è buona per bere. La ringrazio e mi guardo allo specchio. Posso anche dimostrare qualche anno di meno ma i miei occhi hanno lo sguardo di mio padre.
Lascio aperta la porta di casa a Norma e le scrivo un messaggio.
"Piscia pure in giardino, la vicina è già andata al lavoro, non ti vedrà nessuno. Se devi fare la cacca, le bustine sai dove sono. Ti voglio bene."
Faccio una vita strana, quella che ho scelto di fare.

Claudio