lunedì 30 novembre 2009

30 novembre 2009

Mia madre è ufficialmente uscita dal pericolo di amputazione della gamba.
Affanculo tutte le cazzate di cui mi riempio la testa e a mori' ammazzato io che durante questa tragedia ho continuato a farlo.
Perti', c'avevi proprio ragione, "capiamo solo le mazzate".

Claudio

domenica 29 novembre 2009

29 novembre 2009

Un brutto sogno, da Lies Irae.

Io e Pinolo camminiamo lungo il fiume. Non sputa mai, è da un'ora che parla ininterrottamente di Monica e del suo uomo, della loro storia, dei loro progetti, di cui non mi frega niente, non ne voglio sapere niente e di sicuro non mi fa bene sapere.
Anzi, mi fa incazzare, non ce la faccio, mi monta la rabbia, l'ira, la furia, quella cieca che i miei amici stanno cercando di insegnarmi a tenere a bada ma adesso no, la bestia ha preso il sopravvento, mò so' cazzi, peggio per lui.
Gli dò una spinta con tutta la forza che ho, raccolgo un bastone da terra e comincio a pestarlo come un santo vecchio. Il rumore del legno contro il legno del suo corpo è così forte da coprire le sue grida, che non sentirei comunque, sono preda del più folle parossismo e impazzisco sempre più perché da Pinolo ovviamente non gronda sangue e questo è un affronto, fottuto bastardo.
Ebbro della mia follia, spalanco ancor più la bocca aperta del mio disperato, no, inorridito amico e gli strappo il cuore. Ma non è il suo.
E' quello di Giacchettone, che dopo averglielo strappato a sua volta e ingoiato, batte nella sua pancia. Ma durante la caduta gli è saltato in gola, per cui è il primo a cui arrivo. La mia vittima approfitta del momento di esitazione e grida ancora più forte.
"CLAUDIOOOOOOOOOOOOOOOOOHHHHH!!!"
Mi accascio a terra, mi chiudo come un feto con il cuore tra le braccia e anch'io urlo, il nome di mia madre, di mio padre, di Silvia e impreco dio e i santi, maledico la madonna e il frutto del seno suo gesù, sbavo, piango e la terra mi si impiastra in volto mentre mi chiudo sempre più a riccio e grido dentro di me, tutte le mie infamie, i miei errori, chiedo scusa dei torti fatti, di quelli subìti per vigliaccheria, mi stringo a pugno attorno al cuore che batte, batte e sta per esplodere, urlo contro il mio viso i nomi di chi ho visto morire e nascere, quelli di chi amo e ho amato, di chi voglio smettere di amare e chi amerò, fino a far combaciare le mie labbra con le mie labbra, la mia lingua con la mia lingua, i miei occhi, le mie orecchie e tutto il mio essere. Fino a ricongiungermi con me stesso.
Le ruvide dita di Pinolo mi tolgono il fango dalla faccia. Io completamente nudo tra le sue braccia e lui piegato su di me, siamo l'immagine perfetta di una quanto mai improbabile Pietà.
Pinolo non piange, oltre a non sanguinare, ma so ben io quel che sta provando.
In questo momento, non potendo essere stretto e coccolato da mia madre, restare a occhi chiusi avvinghiato a lui mi fa sentire tranquillo e al sicuro.

Claudiocane

P.s.: ecco, così va meglio.

venerdì 27 novembre 2009

Siamo in tanti, più di quanti immaginassi, a vivere coi piedi in diverse dimensioni, tra cui il Grande Vate che ci racconta dei suoi "patti vari tra amici reali e immaginari", eppure dice:
"tra questa e quell'altra dimensione, da qualche anno esisto solo nei miei pensieri".
Io invece so di esistere anche nei pensieri dei miei amici. Come loro nei miei.
Oggi ho un pensiero in più. Da questa parte e dall'altra.

Claudio

mercoledì 25 novembre 2009

25 novembre 2009

Penso a Rollerball, al suo messaggio, e più che James Caan mi sento la palla di metallo.

Claudiocane

giovedì 19 novembre 2009

Mi piace Jeremy Fish. E anche Aesop Rock, molto.
Il brano è Pigs, ghost-track di None Shall Pass.
Il pezzo di Fish non so né come si intitola né in che galleria l'abbiano realizzato.


Anche se il video si vede "decentrato", godetevi il modo di fare di questo genietto.


lunedì 9 novembre 2009

domenica 8 novembre 2009

MF DOOM e Madlib insieme sono Madvillain.
All Caps, dall'album Madvillainy.


Aesop Rock, None Shall Pass, dall'album omonimo.


lunedì 2 novembre 2009

Prima della foce del Tevere c'è un'ansa dove i rabdomanti lasciano le loro bacchette quando giungono alla fine della loro ridicola carriera.
Claudio e io ci rechiamo spesso là per giocare a "Sdrumabacchetta". E' un posto incantevole, purtroppo rovinato di tanto in tanto dall'arrivo di uno di quei cialtroni di lungo corso in lacrime, disperati per l'incombente tragedia della separazione dal loro risibile strumento.
E proprio oggi, mentre sgranocchio una delle ipsilon infilate sulle sponde del fiume, sentiamo sopraggiungere qualcuno in preda ai singulti. Lesti ci nascondiamo e poco dopo chi vediamo apparire? Esatto proprio lui: il sindaco di Bruciacalippo!
"Bwaaaaaaaaaaaaah, perché, perché proprio a me...? Prima quell'orso maledetto mi ha distrutto Sbrindolina e ora devo abbandonare te, Dividiera, dopo nemmeno un anno, nemmeno un anno! Bwaaaaaaaaahh ah ahh aaaaaahhh aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhh!!!"
Fisso Claudio sconcertata.
"Ma cos'ha, la memoria revisionista? Gliel'ho frantumata io, insieme ad almeno sette ottavi del suo corpo, altro che orsi! Adesso finisco di fare quello che allora non-"
"No, ferma. Sai cosa, lo riprendo col cellulare, basterebbe già questa scenetta per rovinarlo a vita. Stai calma, Tigre."
"Tigre un ciufolo. Cane, canide; tigre, felide."
"Sì, sì, vabbé, mamma mia che stress..."
Il dementecatto si avvicina alla sponda frignando, asciugandosi gli occhi in cerca di uno spazio sul greto, in mezzo al cimitero dei legnetti. Se non sapessimo che razza di boiaccia infame abbiamo davanti potremmo quasi commuoverci.
"Ecco, ti lascio qui insieme alle tue amate sorelle. Perdonami, ti lego a un rebbo questo nastro rosa per poterti riconoscere quando torno."
E alle sue parole, la follia si scatena.
Dalle melmose acque del Tevere sorge Swamp Thing, gigantesco, inarrestabile, una furia della natura, un odore nauseabondo di letame e piante marce invade l'aria, rendendo quasi impossibile respirare alle creature che vivono nella radura. I miei occhi diventano ancora più rossi e a Claudio si piombificano le gambe.
"NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO! Perché voi rabdomanti non perdete occasione di dimostrare di essere un orrido branco di intollerabili ignoranti? La parola "rebbo" non ha singolare, "rebbi" è un sostantivo che esiste solo al PLURALEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!!!"
L'omarino trema come una foglia dei salici circostanti, si gira sui tacchi per tentare la fuga ma lo spirito delle forze della palude si abbatte su di lui in tutta la sua possanza e lo inchioda a terra.
"Norma, tesoro, mi sa che se non ce ne andiamo adesso siamo fottuti."
"None. Fottuti per fottuti voglio vedere quel coso che si fotte il sindaco. Letteralmente. Dovesse succedere non lo vorresti riprendere?"
"Ma sei orribile!"
"Hai ragione ma è un fetentone. Allora, restiamo?"
"..."
Nel frattempo, un raggio di sole illumina il corpo dell'immensa creatura. La sua pelle è formata di alghe, squame di pesce, scheletri di anfibi, mitili e bottiglie di plastica. Più altre cose che, per usare un eufemismo, sembrano escrementi d'ogni tipo. Mentre si accinge con occhi cùpidi e fiammeggianti a possedere il povero disgraziato, uno stormo di fenicotteri rosa solca il cielo, meravigliosi nel loro piumaggio quanto ridicoli nel loro starnazzeggio.
"Fenicotteri qui e di questi tempi? Che sia un segno? Uhm, non mi quadra."
"Non è una novità. Claudio, sono solo uccellacci, è mai possibile che ti fissi per tali sciocchezze?"
"Devi essere sempre così acida e ottusa? Norma, siamo sul Tevere, vicino ad Ostia, per dio!"
"Ottusa io forse ma tu ignorante di sicuro, e di un'ignoranza superiore. E' noto che una varietà impressionante di uccelli del Mare Nostrum e extramarinostradamus vengano a nidificare o a riposarsi sui mediterranei litorali, quindi abbassa le penne, Dodo. Sto seriamente pensando di offrirti lo stesso trattamento del sindaco."
"Ciononostante non me ne starò qui con le mani in mano a guardare quella bestia immonda approfittare di un momento di debolezza emotiva di quel malcapitato. Dai, principessa, al mio tre saltiamo su quell'ammasso disgustoso di feci e immondizia."
"Ma certo, erano anni che sognavo di farlo. Sheeesh... al tuo tre."
"Bene. Uno, due, tr-"
Una stupefacente esplosione di luce tutti ci illumina.
Black Orchid appare in tutto il suo splendore. E' così bella che anche il gladiatore che è in me si illanguidisce e Claudio ha addirittura un'erezione. Non che si veda, figuriamoci, avverto solo il cambiamento feromonale.
"Swampy. Quanto tempo è passato."
"BWAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHH! No, non tu, non ora... Orchidina, cosa ci fai da queste parti?"
"Io sono dove la natura piange, e lungo questo fiume si dispera. Ora che so della tua presenza, mi rendo conto che il mio intervento è del tutto superfluo. Non sei comunque contento di vedermi? Dopo tutto quello che c'è stato tra noi..."
Il mostro alza gli occhi al cielo e stringe ancora più forte a sé il povero disgraziato, la cui faccia affonda nel disgustoso petto. Per evitare di soffocare riempiendo le proprie froge di lordura e materiale fecale, il primo cittadino di Bruciacalippo nemmeno respira.
"Tutto quello che c'è stato tra noi... in fondo cos'è stato? Ti ho dato un pò dei miei semi, tutto qua. Ti sono entrato dentro, ti ho impollinato, è vero, ma in fondo me l'hai chiesto tu. Mi fosse piaciuto, tra l'altro... e poi te ne sei volata via, voglio dire, ho dovuto spiegare tutto IO ad Abigail! Ma chi ti credi di essere, solo perché tutte le piante cadono ai tuoi piedi, pensi di essere una dea? Certo, la Dea dell'Amore Mancato! Lo sai che c'è, razza di sterlizia mutante, preferisco centomila volte lui, anzi, LO AMO!!!"
Il colpo è troppo grosso. Il sindaco caccia un urlo tremebondo che viene interrotto dalle orride labbra scatogeniche della creatura. Con un salto degno di un batrace gigante, Swamp Thing si inabissa nelle acque prospicienti il triste camposanto, portando con sé il suo nuovo, agonizzante compagno.
"Non è possibile! Tutti uguali gli uomini, anzi i maschi: dei, umani, animali e vegetali, una massa di stronzi inverecondi!"
"E già, poi nel suo caso direi che è proprio-"
Black Orchid e io fulminiamo Claudio con lo sguardo. Abbraccio la semidea in lacrime, cerco di consolarla stringendola, carezzandola, cercando di spiegarle che quando la passione finisce, le relazioni si devono evolvere ma se sono basate solo sui sensi, sono destinate a morire. La guardo negli occhi e tento di rasserenarla, elogiando la sua bellezza, la sua sensibilità e il suo cuore colmo d'amore per chi soffre. E' passato il tempo della sua smania di vendetta, ora è l'incarnazione della natura benigna, la Grande Madre amorevole, il rifugio dei sofferenti.
Si calma.
Con dolcezza si erge in piedi, guarda gli ultimi raggi di sole filtrare dalle fronde e li assorbe, la clorofilla si diffonde nel suo corpo e torna a rifulgere dello splendore della natura incontaminata in ogni sua cellula.
"Grazie Norma. Devo andare, sono attesa in Amazzonia, Susy è tornata a controllare gli sviluppi della deforestazione lungo il Rio. A presto."
E con la stessa straordinaria esplosione di luce, scompare.
"Mamma mia che roba. Non ci creder-"
Centro la bocca di Claudio con una zampata.
"Taci."
"Ahio! Ma cosa ho fatto? Sei tu che sei voluta rimanere!"
"Guarda, lasciamo stare che è meglio. Forza, torniamo a casa, è tardi."
"E il sindaco?"
"E Swamp Thing? Vuoi rimanere a vedere a chi somiglieranno i loro bambini?"
"..."
"Idiota. Tutti uguali. Tutti uguali."

Norma

giovedì 29 ottobre 2009

Buon giorno a tutti,

esco dal Canile e mi trasferisco definitivamente nel mio Blog/Archivio (mi sono autoadottato come cane e come uomo).

Ringrazio Claudio per aver condiviso con me questo spazio, in modo fraterno.

Sicuramente lo sa gestire meglio di me che sono un pò più lento nello scrivere e non riesco a seguire due blog. Credo sia evidente.

Considerando anche che non vedo da un occhio a causa di una maculopatia retinica, la fatica si raddoppia.

Come dire: “Ognuno ha i suoi problemi”.

Ringrazio le persone che hanno avuto il cuore e la voglia di lasciare una loro opinione/commento nei pochi post da me pubblicati.

Ovviamente chi vorrà, potrà seguirmi dall’altra parte.

La forma e la sostanza che ho scelto per l’altro “spazio virtuale” sono più vicine al mio concetto d’intendere il mondo della rete e della comunicazione indiretta.

Grazie.

Daniele vs Danny Marreto

CHE CERCHI NEL GRANO?

martedì 27 ottobre 2009

L'osteopata mi ha detto che incarno perfettamente
l'"uomo-fegato" :costruisco e distruggo,
costruisco e distruggo.
Perfetto, davvero.

Claudiocane

venerdì 16 ottobre 2009

Lo scorso inferno.*

Mi risveglio con uno strascico onirico. La stravagante seppur ampiamente suffragata ipotesi di Romulard che "Lovecraft scrivesse per amore e il Mossad lo obbligasse a continuare". Seduto sul letto, a occhi chiusi, ascolto Norma russare.
Apro gli occhi, accendo la luce, i piedi nudi sul pavimento freddo sono la mia speranza di conquistare la cucina. Il rullante dismesso che ormai funge da comodino reclama la perduta cordiera.
Sono le sei. Un sole ficcanaso occhieggia dietro la mia finestra, io continuo a non parlare. Preparo la macchinetta, non la uso da settimane, sono a rischio ciofèga.
Accendo la radio, la variazione di Groeninger de L'Ultima Cera Di Madame Tussaud mi carezza le orecchie. In sincrono con l'Andante Mosso fischia la moca. La Variazione di Bialetti.
Per toglierla dal fuoco mi brucio, mollo la presa ma per un incredibile colpo di fortuna, cade di culo e non si versa nemmeno una goccia di caffé.
Mi sono ustionato il palmo della mano. Osservo le linee che lo solcano, sembrano canali. Sento abbaiare. Avvicino il palmo agli occhi e mi ci immergo, vengo accolto da un caldo abbraccio, l'acqua risana il marchio del fuoco e la ringrazio offrendole me stesso, mi fa suo e spossato mi abbandono sulla riva.
Il piccolo segno rimasto forma una H con la linea del cuore e quella della testa. Penso al sapore del caffè dopo averlo bevuto ma l'ho lasciato dall'altra parte. Sulla riva opposta due playmobil tentano di baciarsi. Il loro goffo abbraccio mi commuove, la mancanza di lingua mi rattrista. Un amore senza battesimo. Giacchettone, a cavalcioni su Pinolo in mezzo al canale, mi prende in giro.
"Sei il solito sentimentalone. In amore siam tutti pupazzi, e a vedere due pupazzi innamorati ti prende il magone? Che tristezza, Claudie'."
Ha un pò ragione. Ma io ho questa sensibilità da fotoromanzo che mi ostracizza alla lucidità, cosa ci posso fare. Per un sacco di tempo ho addirittura pensato che i miei amici immaginari si amassero. Quello che immagino, ciò che spero, i miei desideri e le più recondite aspettative sono gioie senza cervello. Meraviglie senza cervello. Capelli neri e occhi verdi, Vanessa Del Rio e Angela Carter, i Converge e The For Carnation, ma tutti privi di bocca e mani.
"Perché remi sempre contro? Claudio ha un gran cuore e ricorda che senza di lui non esisteremmo!"
"Pinolo, se realmente remassi contro saremmo ancora nel nostro beato e tranquillo non-essere, il ventre dal quale non si esce, e adesso dimmi che non vorresti tornarci."
"...touché."
L'amore. Lovecraft, sulla sedia a rotelle con la sua inseparabile kefia tipo plaid, mi tende la mano per farmi alzare in piedi.
"Questa cosa della kefia non l'ho mai capita. Ma è vero che verso i tuoi ultimi anni di vita ti sei dato pure al sufismo?"
"Ultimi anni di vita? Perché ti sembro morto? Puzzo?"
L'acqua esala un olezzo di fiori marci che il vento spinge verso di noi a ricordarci di come si cambia.
"Questo posto m'annoia. Andiamo?"
"Va bene. Ti va un caffé?"
"Volentieri. Aspettiamo i tuoi amichetti, Pinolo vuole sempre spingere la mia carrozzina."
La schiuma sulla riva nasconde forme geometriche solide. Icosaedri, dodecaedri e giunchiglie. Sul letto del torrente, piccoli sommozzatori con le mani senza pollice opponibile tentano di recuperare dei santini ormai macerati dall'acqua. Irma la dolce, la carpa più vecchia del canale, sorride mesta mentre gli occhi di santa Lucia scompaiono dal vassoio. Santifica il sacrificio di chi ti si dà in pasto e lascia pulito il piatto. Come Irma fa con l'amo.
"Perché vi siete lasciati?"
"Non è facile da spiegare."
"Dammi un'immagine."
"Un bambino che con il dito cerca di fermare l'acqua che sta per straripare dalla falla nella diga."
"Tu sei l'acqua o il bambino?"
"Il disegnatore."

Claudio

*Mi rendo conto che è ridicolo cambiare titolo a un post una volta pubblicato, ma ho resistito finora e poi ho ceduto a me stesso. Capita. Spesso.


mercoledì 14 ottobre 2009

Non trovo più Per Farla Finita Col Giudizio Di Dio.
L'avrò prestato? A chi? Me l'avranno fregato? Ma chi?
Era un'edizione molto vecchia, della Sole Nero, la cassetta allegata nemmeno si sentiva più, si era smagnetizzata.
Mi dispiace e tanto, mi rincuora che nessuno potrà mai portarmi via il titolo, la cosa del libro che mi è sempre piaciuta di più.

"Sui rivoli sanguinolenti, densi, velenosi, del colore dell'angoscia e dell'oppio, che zampillano dai cadaveri, strani personaggi vestiti di cera - con nasi lunghi un metro, occhi vitrei, e ai piedi specie di sandali giapponesi fatti di un doppio strato di tavolette di legno, alcune orizzontali a forma di suole, altre verticali, che li isolano dagli umori contaminanti - passano salmodiando assurde litanie, le cui virtù non bastano ad evitare che a loro volta anch'essi cadano nella fornace. Questi medici ignoranti mostrano solo paura e puerilità.
Nelle case spalancate, entra la feccia della popolazione - immunizzata a quanto pare dalla sua frenetica cupidigia - e fa man bassa di ricchezze di cui sa perfettamente che è inutile approfittare. Ed è a questo punto che nasce il teatro. Il teatro, vale a dire una gratuità immediata che induce ad atti inutili e privi di benefici nel presente."

Antonin Artaud, Il Teatro E Il Suo Doppio.
(Pensavate fosse del libro citato? Niente da fare, non lo trovo più.)

Claudiocane

giovedì 8 ottobre 2009

8 ottobre 2009

Mi hai parlato di fuoco, ferro, forza. E fortuna.
Non riesco a essere acqua, e amo il fiume.
Perché dovrei ritenermi fortunato, Anirvinna?

Claudio

mercoledì 7 ottobre 2009

Questi giorni sono le parole di un cane, la mia pancia gonfia
e la finestra che punta al mare.
Tra di noi il fiume, Il suo letto ha sassi lisci, corrono insieme e giungono alla foce sovrappensiero, conoscono la strada.
Il suo corso è il mio corpo, la linea curva che ingolfa le vite.
Sei vita e sorte, la mia testa sott'acqua
e il respiro che manca.
Sei il sorriso di chi se n'è andato e il mio viso serio,
lo sguardo duro, l'immagine di una fiera accettazione.


"Buon Anno" è un ricordo della mia dolescenza, il lirismo di Fausto Rossi e il taumaturgico influsso di Elliot e Bowie.

Claudio

martedì 6 ottobre 2009

JANIS E LA BOTTIGLIA

Erano lacrime di colore rosso quelle di Janis. Scendevano fitte come la pioggia d’inverno. Il freddo le congelava rapidamente e nessun miracolo le avrebbe sciolte.

Lo spirito si prende tutto e lascia un vuoto tra la carne e il cielo. In quel sottile strato di paura viveva solitaria nella sua casa.

Beveva Whisky in modo frenetico. Stava sdraiata sul divano con la sigaretta ancora accesa nel posacenere. Fu allora che sentì salire il ricordo di quando era bambina e la nonna le cantava la ninna nanna con ritmo lento e ipnotico.

Percepiva ancora il suono della sua voce che scendeva nelle orecchie come fosse un sonnifero nei giorni d’insonnia. Ormai prendeva Xanax per dormire e non le bastava neanche più quello.

Lo stereo era acceso e una melodia profonda colpì la sua mente. Non era la musica che preferiva ma in quel momento il suo cuore vibrò così forte che un “Essere Virtuale” sentì il grido disperato della povera Janis e si materializzò nel suo Computer sotto forma di mail.

- Sento che hai bisogno d’aiuto.

- Non preoccuparti, lasciami sola. E’ solo un brutto momento. Ma chi sei?

- Non posso lasciarti disperare. Appartengo al mondo virtuale ed ho spesso parole di conforto per chi soffre nel mondo reale.

- Non credo tu possa capire. Non puoi aiutarmi se non mi hai mai dato un abbraccio, parlato negli occhi ma soprattutto non hai mai pianto con me o riso nei momenti di gioia.

- Io sono Pallino69. Ti ricordi?

- Pallino69? Chiese stupita Janis.

- Sono Laura della palestra. Avevo sempre una tuta rosa con le righe bianche sui pantaloncini.

- Non ci credo, non è possibile, saranno passati dieci anni.

- Si è vero, hai ragione, poi il mio nick non aiuta. Ho virtualmente cambiato sesso.

- Come stai Laura? Come hai fatto a trovarmi?

- Sto bene, vivo a New York adesso. Navigo spesso nella rete e ho riconosciuto la foto nel tuo blog. Ho visto la tua mail ed eccomi qua. Te piuttosto perché stai piangendo?

- Sono in un periodo di forte depressione, da quando è morto mio marito la mia vita si è svuotata. Era un punto fermo, un uomo meraviglioso, pieno di premure. Poi sono stata anche licenziata da poco. Taglio del personale, hanno detto. Sono sfinita mentalmente e stanca fisicamente.

- Mi dispiace tanto. Vorrei poterti aiutare ma ormai risiedo a New York e non verrò più in Italia per questioni fiscali e politiche. Sono sicura che riuscirai a risollevarti. Sei sempre stata una donna forte. Ti abbraccio e capisco la difficoltà del momento. Ti mando una carezza e condivido le tue lacrime come se fossero le mie.

- Grazie. Sei sempre stata gentile e sensibile. Buona fortuna per tutto. Un bacio.

Il tempo passava e Janis si sentiva sempre più sola. Il suo cuore smise di battere la notte del 15 gennaio 2001. Morì per un mix di sonniferi ed alcool.

Lasciò questo biglietto:

“Mano nella mano. Occhi negli occhi. Una carezza reale, vale più di mille parole e racconti”

Daniele


domenica 4 ottobre 2009

Norma e tre quinti dei Norma live in the kitchen.
Live sicuro, alive mica tanto, c'avevamo un cervello ancora funzionante in quattro.
Ed era quello di Norma.


Claudiocane

P.s.: il brano è un'improvvisazione di musica
postprandodecacofonica ispirata alle opere della nota
compositrice di Aquileia, la Maestra Centenara.

giovedì 1 ottobre 2009

Vivete sereni.

"Sono preoccupato per te, Claudio."
"Anch'io, stai tranquillo"

Claudio

Dimenticavo:
dedicato a Luca Bù.
"Daniele... hai i piedi grandi come i miei!"
Li fissiamo e ci rendiamo conto di essere scalzi in mezzo a un mare di fili di erba bianca.
"Questo posto è bellissimo, ma sembra che il suolo si muova, e il terremoto a me fa una paura fottuta."
"Guarda meglio, tutto si muove intorno a noi, e le colline d'erba sembrano alzarsi e scendere. Siamo su qualcosa che si sta spostando."
"Silenzio, somari! Se non la smettete di parlare farete scappare il Rabdosauro! Razza di rapesecche..."
Il mare bianco è il manto di Norma, e saltellando con le nostre gigantesche appendici, ci avviciniamo al suo collo piazzandoci ognuno accanto a un suo orecchio. Io scelgo quello offeso dall'otoematoma, adoro tutto ciò che è storto.
"Ti faccio notare che hai appena gridato, citrulla, e bada che se non porti rispetto ti scendo sul naso e ti acceco come Polifemo."
"Cos'è un Rabdosauro?"
"Se aguzzi la vista, in quella radura vedrai una specie di grosso coso brutto con quattro zampe che cammina su quelle posteriori, e ha in mezzo alla fronte un corno che nasce diritto e a una certa altezza si biforca creando una specie di 'Y'. Quell'essere è un capolavoro di stupidità. Malgrado la forza e il mostruoso aspetto, se nell'imminenza del suo attacco riesci a riempire un bicchiere d'acqua e metterglielo davanti, cesserà immediatamente la carica per darsi a una sfrenata danza di ringraziamento attorno all'oggetto della sua devozione.
Ma se per paura, goffagine o sfiga rovesci anche una sola goccia del sacro liquido, è capace di scuoiarti vivo, infilarsi la tua pelle come un vestito e strapparsi il corno come sacrificio per andare alla ricerca dell'acqua, tenendolo per i due rebbi e puntandolo dinanzi a se."
"Perché lo stai braccando, che male ti ha fatto?"
"I BullTerrierist odiano i Rabdosauri, come tu per natura odi i mimi."
"Io i ventriloqui coi pupazzi."
"Quelli che sgami quando parlano?"
"No no, mi fanno venire tutti il sangue agli occhi."
"Fate proprio una bella coppia, ah!"
"Pensa a tacere, tu. Col vocione che ti ritrovi è strano che ancora non si sia dato alla macchia."
"Macché, il coglione girovaga nella radura. Pensate, ha fatto pipì e poi l'ha toccata con un'aria beatificamente beota, manco avesse asciugato le lacrime alla matrona di Civitavecchia."
"Madonna."
"Madonna cosa?"
"Niente, lascia perdere."
"Ora zitti, ci avviciniamo."
Comincia a nevicare. Ma non è neve, sembrano stelle filanti, però la romantica immagine è rovinata da un improvviso e mefitico olezzo di spruzzo di cimice. Continuiamo ad avvicinarci cercando di fare finta di essere nasolesi.
"Norma, sbaglio o nella macchia di cui sopra ce n'è un altro più piccolo...?"
"Chicchiricacchio, due rabdosauri, erano aaaaaaaaanni che non se ne vedevano due insieme! Un momento, questo ha la testa più affilata e il corno più corto... ommioddio, è una femmina!"
"E quindi?"
"Quindi cosa?"
"..."
"Daniele, i tuoi ti hanno mai raccontato del fiore a dell'ape, del canuccio e la canotta (sic), del papà che mette il semino nella pancia della mamma e-"
"A Cla', ma che stai a di'?"
"Beh, non vorrei scioccarti con certi discorsi, solo che prima o poi qualcuno dovrà pur dirtelo, e allora tanto meglio che lo faccia una persona che ti vuole bene. Daniele, è ora che io ti parli di sesso!"
"Tuuu? Bwaaaah ah aah aaah aaaaaaaaaah! Tu...? Aaaaaaaah ah ah ah, no, ti prego, tu cosa ti ricorderai mai, sono eoni che non tocchi una donna, dai dai dai, parlami dell'ape e dell'apo!"
"Sei simpatico. No no, davvero, sei proprio simpatico. Se sai tutto, allora dimmi cosa intendi fare, vuoi rimanere qui a fare il guardone?"
"Perché dici una cosa simile? L'interesse scientifico esula da qualsiasi ossessione, devianza o perversione sessuale leg-"
"OMMIODDIO! COSA STANNO FACENDO?!?"
Mi sveglia l'assordante russare di Norma che mentre dorme groncia come un marinaio di Kiev (capitale della Bielorussia), si gratta rabbiosamente dietro le orecchie.
Disgustose immagini mi riempiono la mente, lubrici mugolii e laidi mugugnii disturbano il mio equilibrio.
Daniele, in stato comatoso, digrigna i denti con la testa tra le braccia incrociate sul tavolo della cucina. Io invece, come spesso accade, stavo dormendo sulla tazza del bagno.
Mi alzo, pieno di spilli in ogni articolazione, e faccio riprendere coscienza al mio amico.
"Cla! Non sai cos'ho sognato!"
Si guarda i piedi.
"Va tutto bene, okay, era un sogno, va tutto bene..."
"Tuttapposto, Danie'?"
"No! Ho assistito a una delle cose più disgustose che abbia mai visto in vita mia... Cla', ma che c'hai messo nelle lenticchie?"
"Beh, le solite spezie più un pizzico di coriandolo, che adesso va tanto di moda."
"Va tanto di moda un cazzo! La devi smettere di leggere le ricette di quel blog del cavolo, noi non siamo come loro, quelli coi soldi che c'hanno, sono cresciuti mangiando roba completamente diversa da quella a cui siamo abituati, come ti viene in mente di seguire 'una moda' gastronomica?!? Che fine hanno fatto i tuoi rigatoni co' la pajata, la carbonara, l'amatriciana, le polpette, i saltimbocca alla romana, l'ossibbuchi, i stracceti co'a rughetta, la lingua, i gno-"
"Bastaaaaaaaaaaaaa! Che Roma mi perdoni, scusa scusa scusa, non volevo, ma cosa ho fatto, checcoshoffatto, chimmisono illuso di essere, mi sono creduto il Marchese e invece sono e resto Gasperino, che iddio me furmini... va tutto bene, Danie', vie' qua, ce la fai ad alzarti? Dai, prendi la padella che m'ha regalato Vicky, per farmi perdonare preparo du' fili de ajo e ojo, te vanno?"
Norma apre un occhio e sghignazza, ora va meglio.
Grattandosi come un'ossessa, alla fine è riuscita a sfanculare le pulcette appiccicate alle sue orecchie che non la facevano dormire con le loro chiacchiere.
Certo con questo odore in cucina sarà difficile che si riaddormenti.
Altro che coriandolo e cimici.

Claudiocane

lunedì 28 settembre 2009

Svegliati, Claudio.

Perché?

Perché è tardi. Perché è ora che ti svegli, non fai altro che dormire.

Non mi va, ho sonno. Sono stanco, troppo stanco.

Balle, dovresti essere stanco di dire stupidaggini, semmai. E stanco del tuo egocentrismo, della tua prosopopea, del tuo lassismo, dell'autolesionismo, del vittimismo, della paura, della viltà mascherata da coerenza. Credi che riuscirai a farla franca ancora per molto?

Ma chi cazzo ti credi di essere? Anzi, chi cazzo sei, come ti permetti di entrare nei miei pensieri e trattarmi come l'ultimo dei pusillanime sulla faccia della terra, sputandomi addosso tutta questa rabbia, questo livore, questo odio!

Mi conosci benissimo, lo sai chi sono. Ogni giorno facciamo la stessa pantomima, tutte le mattine 'sta manfrina... possibile che non riesca ad aprire gli occhi in un altro modo?

Spengo la sveglia. Rimango un minuto immobile a letto. Ogni giorno. Tutte le strafottutissime mattine mi desto scontrandomi con la voce tuonante dell'incarnazione della mia coscienza. Non posso continuare così, mi scoppierà il cuore.
E Fix Your Face dei Dillinger Escape Plan come suoneria di sicuro non mi aiuta.
Potrei provare con i Dead Can Dance.
Sai che allegria.
Checco Zalone, forse?
No, le sue battute mi farebbero rodere anche di più il culo.
Ci sono: Misanthropy Pure degli Shai Hulud. Perfetto.
Un vermone più di tanto non può permettersi di offendere, no...?

Claudiocane
(In odore di Pepper)