lunedì 27 luglio 2009

L'AMICIZIA

Guardo in faccia la metà di questo mondo

Sento fitte al cuore ma non sprofondo

Gioco con il destino e

tutto torna davanti a me,

come il sole che brillava

quando ero solo un bambino.

Niente armi da mostrare

solo musica per il ritorno.

Sempre pronto con la mano

ad accogliere un amico

senza leggi stabilite o da rispettare.

Non c’è confronto, ne giudizio.

Due bicchieri di cristallo

sempre pieni per brindare

quanto basta per tagliare

le parole che fanno male.

Senti adesso

come scivola, muove dentro

ma non fa rumore.

La sentenza è la stessa

come carta gia scritta

resta tutto sulla pelle.

Questo non è carnevale

dove ogni scherzo vale.

Qui al canile si vive

d’ogni momento di

sollievo e gratitudine

anche per voi che passate

e lasciate commenti mai banali.

Grazie.


Che belli Clà, siamo cani

come Argo e Norma.

Resta solo la nostra umana debolezza intestinale…

Dobbiamo solo stare attenti a non cagarci sotto. Teh!

Scusate dov’è il cesso?

Come sempre, in fondo a destra.

Daniele

Il nuovo video di Gente De Borgata.
Dimentica tutto.


Ve vojo sempre più bene.
Claudio


giovedì 23 luglio 2009

C'è un fantasma innamorato. E' il fantasma di un amore. In Shade c'è il fantasma di una amata, amata male, di un amore disperato, delirante, devoto e devastante. Fino alla fine. Usque Ad Finem. Se ne può uscire, tranquille o in malo modo ma quel che resta è il dolore di un amore che non ha raggiunto la maggiore età, che non ha superato la scelta, il potere decisionale lo ha cassato.
Stasera nei miei occhi ci sono i miei palmi, nelle mie orecchie i salmi dei Chariot, sulla mia pelle la sabbia di Arrakis e Norma ai miei piedi continua a implorarmi di non cedere e continuare a scrivere, per lei è importante, non potendo sentire.
Le foto di S. ancora disturbano la mia quiete. A casa ho la foto di una donna da bambina e una cana che sarebbe diventato la sua compagna di una vita, a me è questo che manca. Ma Norma spinge, insiste, con la testa tra le mie gambe mi rende chiaro che lei, lei non mi farà mai male e io non posso ignorarlo.
Ho accanto la forza di chi amo e l'amore di chi non ricorda nemmeno il mio nome ma i suoi occhi brillano quando mi vede, il mio male è solo il disagio di una testa di cazzo.
Pepper mi porta un Negroni e mi tranquillizza, non intende darmelo in testa. Fortunatamente non c'è Lex nei pressi e l'Ale, in combutta con G-Mai, mi incanta con le sue chiacchiere e mi ciula il bicchiere, dandosi al volo per smezzarselo con l'amichetta free climber, novella Amelì. Quante cose non capisco.
Dall'Hotel Ushuaia una cecchina con una carabina mi indica una cabina dove una fatina con la testina china osserva la vita minuscola di un onisco dispiegarsi in mille piedi dorati.
Elle mi carezza il capoccione e mi spiega che poche persone al mondo riescono a resistere alle lusinghe delle sirene ma Fossati a volte, e solo, con un last minute è riuscito a raggiungere paesi dove un vestito preso a Berlino, in una strada che faticava a ricordare, ha convinto cuori a riprendere a battere e fiori a dischiudersi. Fiori intorno ai quali ronza api, con fare tranquillo e operoso.
Daniele, se domani morrò, avrò scritto The Gallows Maker. Per me basta.
Glauco, semmai fosse, non mi hai mai dato che gioie. Ti prego, lascia Norma a Esmeralda, è l'unica che potrà curarsi di lei.
Raffaella. Che cazzo ti dico? Non ci fossi stata negli ultimi mesi, sarei morto affogato in una bottiglia di Mezcal, anche solo per fare due chiacchiere con lo Shai Hulud. Luz mi ha detto di stare molto attento, a volte i vermi mentono. E noi vermi lo sappiamo bene. Klauser, lo sai che porto solo polo, ma una grigia con su scritto Le Orme del Verme penso che la metterei. Sui miei tatuaggi non di stoffa.
A Belluno una bellona mi ha reso più facile la vita, dividendo con me momenti splendidi e altri pesanti, difficili, carichi di vento caldo foriero di disgrazie e madonne e padreterni infami, fragili costruzioni immobili e labirinti di calore per un ominotauro che da anni cerca la via d'uscita ma sempre al centro torna, in se stesso, nel sé, nel suo "se" perenne.
E se, ma se incontrassi mai Paul Reed Smith, lo convincerei a chiedere l'endorsement a Marcello che, sono certo, guardando il piccolo Grilletto della Carabina di Mitia, in perfetto torinese esclamerebbe "ma che te sei bbevuto er cervello, frate'?".
Dada.
Poco ho da dirti, se siamo tutti qui è perché a certe mancanze, scomparse e non comparse, anche se Pasolini dava un valore a chi era nell'inquadratura anche se non recitava, e Orson Welles ci ha insegnato che chi non si vede fa si che si veda chi si deve vedere, ed è per questo che non ci sono mie foto, non ne voglio mezzo, e sarebbe meglio non esistere e far vivere anche chi non c'è. Mi sono perso, Dada, questa frase non ha fine. Non c'è fine. Di nuovo, fino alla fine.
Luigia e Silvano, S. ci ha fatto una foto mentre con Silvia e Simone mangiamo il gelato del San Crispino. Io ho la mia solita faccia, di quello che non capisce perché debba pagare così tanto per un gelato che sì, è buono, ma c'avete pure da rompe' li cojoni perché le cialde nun ze trovano senza conservanti e 'sti cazzi!
S. se la ride e mentre un demone lupo tenta di mangiarsi la pecora-drago, Pinolo lo prende per la coda e lo sbatte tra le forti braccia di Giacchettone che lo sfracagna e lo riduce a un fagottello di stracci. Sarebbe piaciuto a Jacob Frank.
Ci sono cose che non riuscirò a capire mai, perché sono solo un coglione, come diceva Giovannino, però sono sempre stato serio, anche nelle mie cazzate, e quando Valeria diceva che ero un narcisista, solo per la sua bellezza non ho detto quello che pensavo, le proiezioni a volte sono inconsce, "segni sui polsi affermano che sono sbagli" e se sei ancora vivo o ringrazi o aspetti la prossima caduta.
La vita vuole vivere. Io voglio vivere e stare bene, meglio di adesso.
Monica, sai quanto ti devo e che cosa preziosa sei e rimarrai, ma ti chiedo un'ultima grazia. Sognami felice, ci metterò meno a elaborare il bello senza doverlo ricoprire di ciò che non andava.
Diamo un senso a questa separazione, usciamone accresciuti nella coscienza e nell'amore.
Bruciare di vita è abbracciare i cambiamenti, la sofferenza è solo un effetto collaterale e per fortuna temporaneo, lo scotto di una coscienza aperta e non doma, capace di assorbire terribili colpi pur di arrivare a uno stato che manco quelli alterati di Ken Russell.
Questa è per voi, per chi c'è e per me resta.
Se manca qualcuno prendetevela con chi ha cominciato a bariccare la grappa, il mio grazie per la vostra presenza è nel continuare a camminare rendendomi conto di tutto ciò che ho attorno, dai sampietrini agli ex voto di Portonaccio.

Claudio dei Norma, Roma

lunedì 20 luglio 2009

Avete un cane?
Tremate.
Anche nel più docile, adorabile e devoto botolo, può nascondersi il demonio.
Anzi, intere coorti di demoni, che copulano e si riproducono, moltiplicandosi e diffondendo il male nel vostro adorato e fedele compagno.
Tremate.
Un giorno potreste svegliarvi a causa di una puzza così intensa, orribile, disgustosa e devastante da essere costretti ad aprire gli occhi e cercarne l'origine.
La mia è una storia vera.
Mi alzo in preda ai conati e quasi schiaccio Norma che dorme sui miei ciabattoni. Mi guarda con aria interronegativa? Possibile che non senta niente? Che cesso, sorda, epilettica, incontinente, piena d'allergie e con quel naso così grosso e inutile. Sheesh... mi faccio coraggio e comincio a cercare la causa scatenante dell'orrido miasma.
Il frigo? No, malgrado sembri che vi abbiano scaricato dentro i resti di un cimitero indiano, gli esorcismi di padre Amorth (dimme te questo come cazzo se chiama, Nomen Omen dicevano i nostri avi...) hanno impedito l'eccessiva putrescenza e il relativo fetore.
Il secchio dell'immondizia? Mmmh, gli avanzi dell'aglio e olio della sera precedente (quando non c'hai una lira t'accontenti di poco) certo non aiutano, tantomeno i rimasugli di decomposizione grattati via dall'ultima crosta di pecorino immolata sulla suddetta pasta ma no, non è questa la fonte del tanfo.
Il pozzetto della doccia? Bah, quando la tricodotata sirena ancora divideva con me questa tana, poteva capitare che si intasasse dei suoi lunghi e voluminosi capelli ma ora che l'unica testa rimasta è vittima della sindrome di Yul Brinner, beh, non si corre più questo rischio.
E mentre le mie mucose nasali perdono sensibilità durante la ricerca, all'improvviso sento affiorare una consapevolezza. Norma.
Non si è mai allontanata da me, come il disgusto olfattivo e, osservandola attentamente per la prima volta, mi accorgo che l'orecchia muffa, quella offesa dall'otoematoma, sembra un pò gonfia alla base. Il suo frequente scuotere la testa mi spinge ulteriormente a controllarla.
Aiuto.
I demoni, annidati nel suo canale uditivo destro, mi assalgono con inaudita ferocia scatenando ogni maleficio in loro potere. Un morbo immondo si diffonde tutt'attorno alla scrollata di capoccione della posseduta, maligni spiriti invadono la mia casa sotto forma di materia infetta e ripugnante, una maledizione cosmogonica imputridisce l'aria che respiro, soffoco, devo riuscire ad aprire una finestra o morirò... altro che Gora dell'Eterno Fetore, questo è l'Inferno!
No. Molto peggio.
E' l'Abisso di Malassezia.
E mò so' cazzi.

Claudio e Norma(ledetta)

P.s.: mi riferisco alla Malassezia Pachydermatitis, si cura, tranquilli, ma per farlo mi dovete chiamare, così vi dò il numero di celllulare di padre Amorth.

venerdì 17 luglio 2009

"Buongiorno."
"Buongiorno! Un caffé?"
"Sì, grazie."
"Mi ha riconosciuto?"
"Ad essere sinceri, no... è quell'attore che ha fatt-"
"No, no, acqua!"
"Allora il tipo che canta Senza Di-"
"No no no, acqua, acqua!"
"Cavolo, ma come ho fatto a non riconoscerla: è il signor Anticristo!"
"Esatto! Ce ne ha messo di tempo, eh, però alla fine... mi dica, mi dica, come va il bar?"
"Bene, via, non lamentiamoci. E lei? E' un piacere rivederla dopo tutti questi anni, accidenti, ora che la guardo bene, non è cambiato di un virgola!"
"Beh, sa, non invecchiando, si fa sempre un figurone. Insomma, parliamo di cose serie: è pronto?"
"A cosa, scusi?"
"Alla fine del mondo, ovvio! Sono tornato dalla Nebulosa del Carbonchio solo per questo, non ha idea di che fatica portarsi dietro quel buco nero! Dover curvare lo spazio per evitare disastri nelle costellazioni attigue, scegliere la rotta giusta non avvicinandosi alle Nane Bianche che stanno in fissa con questi signori qua, non può davvero immaginare."
"Ahia, ricominciamo con la stessa storia storia? Ascolti, non vorrei che finisse come l'ultima volta, che se l'è fatta prende' a male e non si è fatto più vedere, ma, capisce, 'sta storia a me non me tocca proprio, non so come dirglielo."
"Lei dice che non la tocca? Nel senso che pensa di uscirne indenne? Perché se è questo che crede, potrebbe avere un brusco risveglio. Se è così, stupido io ad averla avvisata tanti anni fa, che nemmeno avrei dovuto, nemmeno. Bah."
"lo vede che se la prende? Si metta nei miei panni, tra quattro giorni è natale, le pare che all'improvviso mò me preoccupo che potrei non arrivare alle sospirate ferie di natale perché i Maglia o gli Astechi, cent'anni fa hanno visto le stelle che finivano sulla terra e che succedeva il finimondo? E co' tutti i panettoni delle Tremmarie che ho comprato che ce faccio? Che poi c'hanno il nome di Maria, cioé, un occhio di riguardo almeno, no? Teh teh teh teh..."
"Dia retta, sta esagerando, io non tirerei in ballo nomi di questo calibro. Comunque, i Maya e gli Aztechi lo hanno predetto ben più di cento anni fa insieme a molti altri eventi che dal giorno della loro rivelazione, si sono precipuamente verificati. Certo, lei ha tutti i diritti di non credere a quel che le dico, ma crederà ai suoi occhi, mi auguro? Da quanto non dà un'occhiata fuori dal bar?"
"Che vor di'...? Comunque da quand'è andata a casa Jessica, mi' fia. Ammazza come s'è fatto buio, non so' manco le cinque."
"Guardi meglio, venga. Anzi, ora che non c'è nessuno, forza, esca da dietro quel bancone. Ecco, le tengo aperta la porta. Allora?"
"..."
"Sì?"
"..."
"E già, non c'è più niente, caro il mio stronzetto. Niente. Il Nulla Cosmico e lei e il suo bar nel bel mezzo. Preghi Iddio che agli angeli piaccia il suo caffé. Arriverderci."

giovedì 9 luglio 2009

Un giorno Dio si presentò da Norma travestito da rabdomante.
Prima che potesse farsi riconoscere, gli si era già attaccata a una gamba e, rossa degli zampilli dell'arteria femorale, gli strappò una bella porzione di adduttore e si allontanò trotterellando.
Da chi andò a reclamare il divino rompicoglioni...?
Esatto.
"Claudio! Guarda che m'ha fatto la tua cana!"
"Aaaaaaaaaaaaaaahhhh! Mio dio, quanto sangue... si sdrai, la prego, chiamo subito il 118, non si preoccupi, arriveranno in pochi minuti!"
"Pochi minuti una fava, sto morendo... ho già perso 27 decilitri e 45 centilitri di sangue... morirò... muoio-"
E così dicendo, si produsse in una versione della Morte Del Cigno degna di una Carla Fracci zombificata.
"Ma sarai stronzo! Non ti avevo mica riconosciuto, razza di infame! Cos'hai fatto a Norma, se le hai torto un pelo io ti-"
"'Io ti cosa! Io sono il signore Dio tuo e faccio quello che mi pare, chiaro?!?"
Si strappò completamente la gamba sbrindellata e cominciò a prendermici a calci in culo saltellando con l'altra, un dolore cane maledetto. Ma non pago della mia sofferenza, si fece crescere più zampe di un ragno e continuando a zompettare prese a darmele a gragnuole di sette, otto pedate, tutte insieme.
"Ahio, ahio, basta! Sei senza cuore, ma che t'ho fatto?"
"Che mi hai fatto? Che mi hai fatto...? Giura che credi in me o ti faccio diventare il sedere più viola di una molegnana! Ti pisto come un santo vecchio, forza, giura!"
"Lo giuro, lo giuro!"
"Cosa? Giura che credi in me perché esisto!"
"Giuro che credo in te ed esisti, basta però adesso..."
"No! Dillo meglio: credo in Dio e Dio esiste. E sii credibile, credino."
"Sì, sì, credo in Dio e Dio esiste. Va bene...?"
Scomparve insieme al suo ghigno soddisfatto per lasciar apparire la mia adorata nana bianca che si stava sdellommando il quarto di gamba di nostro signore.
"Norma, tesora mia adorata! Il tuo amichetto è veramente uno stronzo, guarda che m'ha fatto... c'ho il culo più osceno di quello di un babbuino. Però è pure un allocco, s'è bevuto che fossi sincero quando dicevo di credere in lui, ah! Babbeo..."
Al Pronto Soccorso non si scomposero più di tanto al mio arrivo con una bacchetta da rabdomante ficcata in gola, in quanto qualche giorno prima gli avevano portato un mangiatore di spade a cui era andato un cucchiaino da caffé di traverso, cosa li turbò non poco fu Norma al mio fianco ancora preda di un attacco convulso di risa.

Claudio

"Ti amo."
"Vedrai, ti passerà."
Una frase terribile, in fondo anche assurda, ma in virtù della quale sono riuscito ad aprire gli occhi e a capire che ero completamente avvolto da un'illusione, Maya mi stava per fregare un'altra volta.
Hai spesso avuto ragione, quasi sempre, anzi.
Anche stavolta.

Claudio

lunedì 6 luglio 2009

Bronco! Compagno di mille sventure.

Sono reduce da un periodo decisamente difficile e palloso.
La broncopolmonite! Chi l'avrebbe mai detto. Mah!
Finalmente ieri, dopo più di tre settimane d'astinenza, siamo andati a suonare.
Suonavo e godevo!
La musica è la parte migliore di questa vita, insieme agli amici e a mio fratello Claudio.

Un saluto e un abbraccio a tutti quelli che passano di qui.
Questo è "Il Canile Inquieto", mica cazzi!

Daniele


domenica 5 luglio 2009

Stamattina Glauco mi ha detto:
"quando tu e Monica vi siete separati hai messo il cuore all'astio, per darlo al miglior sofferente."
Mi son venute le lacrime agli occhi ma per l'amore che provo per quell'uomo.

Claudio

mercoledì 1 luglio 2009

Ringrazio Fabio dello SwanSongTattooStudio di Roma per avermi fatto conoscere questa particolare razza di civetta.


Se pensate si tratti di un falso, aspettate fino a 2. 25 circa.
Poi ci sarebbe anche quest'altro video.


Conosco un sacco di persone che non hanno nemmeno la scusa di essere di questa razza.

Claudino


giovedì 25 giugno 2009

A volte è difficile, così difficile andare avanti.
Ci sono altre cose oltre a quelle che non capiremo mai, quelle che capiamo perfettamente e ci fanno soffrire, quelle che non ci permettono di alzarci felici e altre che ci farebbero restare a letto fino a quando sentiamo la voce di mamma che ci chiama.
Ma mia madre soffre di demenza senile e la sua voce è flebile e da anni vaga in un limbo senza ragione né dolore che non ha eco nella nostra dimensione.
Altre voci, altre parole, altri gesti e segni invece, hanno un peso insopportabile e i latori di quest'ultimi a volte, non se ne rendono nemmeno conto.
Non mi chiudo, non smetto di amare, non cedo al dolore e seppure senza forze, spingo gli angoli della bocca verso l'alto.
Cosa più difficile col cuore, ciò non toglie che continuerò a farlo.

Converge, Last Light.

I need you to be the strength of widows and soul survivors.

I need you to be as fearless as new mothers and new fathers.

I need you to be the hope of hearts who lost true love,

I need you to be the might of their first kiss.

I need a purpose and I need a reason,

I need to know that there is trophy and meaning

to all that we lose and all we fight for,

to all our loves and our wars.

Keep breathing,

keep living,

keep searching,

keep pushing on,

keep bleeding,

keep healing,

keep fading,

keep shining on.

This is for the hearts still beating.


Claudio


XXX

domenica 21 giugno 2009

Torno dalla presentazione di un libro in un'associazione nei pressi di Piazza Vittorio con la mia fida Norma, la bulla più sorda di Roma.
Continuo a chiedermi perché ci sono andato. Dopo l'orticaria da libri di Coelho, le bolle per le varie Profezie Celestine o Azzurrugginite, la nausea causata da Guerrieri Luminosi e Sentieri Meravigliosi, perché ci sono andato? Norma l'ho portata con me in quanto femmina e sorda, quindi senza il minimo rischio di esplosioni gonadali, per lei soltanto una bella passeggiata nel quartiere più meltinpot di Roma, in mezzo ai negozi di cineserie vuoti, l'ineffabile MAS, fast bollyfood e svampe di curry, cumino e ascelle pezzate.
Arriviamo al luogo della presentazione e all'ingresso, lunghi vestiti di lino bianco, grandi sorrisi e soldi, soldi, soldi, tanti soldi nelle saccocce di tutti i tipi dell'organizzazione. Gioielli d'oro bianco e opali di fuoco, platino e sussurfonide pompeiana alle orecchie di bellissime donne, splendide nella loro bellezza di donne che non hanno mai fatto un cazzo nella vita tranne occuparsi della loro fortunata bellezza, come diceva mia madre. E come ha reagito l'imbecille alla loro vista? Scodinzolando parossisticamente e gettandosi sotto i loro gonnoni e verso le loro profumate patate. Che tristezza. Ovviamente ho rosicato di non poterlo fare.
Ma appena è salito sul palco l'ennesimo e prevedibile clone Eckhartolliano (Topo Gigio), lei ha cominciato a ringhiare e ad abbaiargli contro manco fosse stato padre Cantonetti. Che se era cinese era padre Cantonese. Poi un giorno vi racconto la storia di padre Cantonetti e suo figlio. O l'ho già raccontata su Lies Irae, boh, chi si ricorda. Insomma.
Per farla tacere le dò una stecca in testa che provoca sdegno e sguardi allibiti, vengo quasi cacciato fuori per maltrattamento ad animali (se solo sapessero...) e, in quanto troppo interessato e prono all'imminente vessazione, mi scuso per il gesto con un Viet-Nam-myumyu-renge-kyo e due battute su Shiva e quella scaja di Parvati per le quali ricevo il consiglio di mettermi seduto a braccia conserte e produrmi nel Gioco Del Silenzio.
Una tragedia. Sfoghi urticanti ovunque, irritazione sotto-palpebrale, infiammazione della prostata, prostrazione dello scroto, secchezza delle fauci e vacuità dello sguardo. Superfetazione ossimorica e slogamento della mandibola da eccessiva esposizione al nulla cosmico. Perché? Perché...?
Preso dai miei pensieri, sulla strada del ritorno, a via Conteverde quasi non mi accorgo di un sikh col turbante e la maglietta della Roma col numero dieci. Bisogna badare ai segni, tenere gli occhi aperti, non lasciarsi scappare i prodromi del cambiamento! Norma si accuccia e piscia. Come faccio a sapere che era un sikh? Aveva l'aria decisamente malata.
Continuo a camminare e davanti il cinema Royal la nana bianca si ferma a fissare un bambinetto di dieci, dodici anni con un trolley pieno di libri e un cacatua appollaiato sul manico di quest'ultimo. La maestra l'avrà apostrofato per il suo modo di ripetere la lezione? Negli occhi della mia cana leggo l'invidia per uno spuntino che non potrà fare.
Un barbone con la parrucca ci saluta con un sorriso pieno di denti di faggio, seduto al tavolino del bar di piazza Tuscolo, intorno a lui due vigili con un fazzoletto sul naso e un barista sdraiato a terra, incosciente. Raccolgo gli stronzetti di Norma con una bustina rubata al bookshop di Palazzo Venezia e mi chiedo come madonna fa a farla sempre nel posto sbagliato e con almeno dieci persone intorno quando devo imbustare gli escrementi. Mi odia, forse? Poi guardo il barbone scagliare la dentiera contro una vigilessa e capisco che anche questo è un segno. E molto simbolico, devo dire.
A via Britannia una suora parla del cuoco Tony con un signore di una certa età col mallett chiamandolo "quel bell'uomo". La sorda tira come un'ossessa verso una bottiglietta che il vento muove. Cerco di dimenticare l'orrido taglio di capelli del tipo e strattono il mostriciattolo per evitare che si distrugga le gengive con l'improvvisato giocarello. L'incarnazione dell'antintelligenza pensa ch'io voglia giocare e mi morde una scarpa. Muore in trenta nanosecondi e risorge a piazza Zama, dov'è morta Astarte.
Mi guarda e dice:
" Non ci si capisce più un cazzo, Claudio".
La abbraccio commosso e penso che sia la prima cosa sensata ascoltata oggi.

Claudio

Capolavoro dell'hip hop italiano.


Dj Skizo e Dj Gruff, che meraviglia.
Adoro come fila il testo.
Grande base ma il testo è spettacolare.

Claudio


sabato 13 giugno 2009

Ho dei piedi molto grandi.
Sono uno e sessantatré e porto quarantatré di scarpe. Se muoio resto in piedi. I miei amici me ne dicono di tutti i colori, dal volermi regalare una bara sagomata al darmi dell'hobbit. E a volte mi chiedono come sia possibile che con un naso simile e questi piedi enormi poi abbia un così piccolo... mi vogliono bene.
Ieri sono tornato a casa e ho trovato Norma a dormire sotto il tavolo.
Come ogni bravo rigazzetto romano porto già le infradito. Sfilatane una, ho svegliato la cana carezzandole la testa con un piedone.
Aprendo un occhio, la mia bulla ha sbuffato dalle enormi froge e dopo essersi issata stancamente sulle zampe davanti ha detto:
"Non è tanto per il cattivo odore o l'unghia dell'alluce tagliata male, quanto per la tua stupidità. Se ti avessi scambiato per Bilbo intenzionato a rubare l'anello del mio padrone ti avrei potuto uccidere, sciocco hobbit!"
Nella scarpiera Monica ha lasciato qualche paio di scarpe. Le sue Vans mi stanno strette ma mi ci abituerò. Novello geisho, mi aggiro dolente per casa. Norma mi guarda, scuote la testa e si rimette a dormire sotto il tavolo.
Sono le sedici, il sole picchia e non tira un filo d'aria. Decido di andare a fare un giro in bicicletta per festeggiare la mia nuova identità.
Le scarpe sono così strette che non riesco a spingere sui pedali. Sudo come un muflone afgano, sono talmente rosso in faccia che dei pischelli in Scarabeo scoppiano a ridere appena mi vedono e gridano commenti osceni sul mio nasone e i miei piedini di fata. Torno a casa.
Mi butto sotto la doccia e mi massaggio le livide appendici. Odio le geishe, gli hobbit, l'Aprilia e il mondo intero. Odio anche Norma che imperterrita continua a dormire.
La sveglio con un calcione e lei scappa sotto il letto.
Mi tolgo l'accappatoio e mi sdraio sotto il tavolo.
Sogno un enorme scarabeo rinoceronte che mi vola sulla testa, il suo ronzio è più assordante della chitarra di Kurt Ballou. Quando atterra, a un paio di metri da me, mi accorgo che è una femmina. Da cosa? Le scarpe che porta sono delle School Girl Mary Jane del catalogo di Emily The Strange. Mi si avvicina e con voce spezzata dice:
"Claudino, ti prego, toglimi le scarpe! Quell'idiota di Dindaro me le ha comprate due numeri più piccole e povera me, per amore me le son messe. Quando volo non mi danno fastidio ma quando cammino...! Ti prego, toglimele, non ce la faccio più!!!"
Con molta attenzione la libero di quegli amorosi stivaletti malesi e a fine tortura mi abbraccia felice, apre le sue iridescenti ali e prendiamo il volo.
Ci innalziamo cantando a squarciagola "Essere donna oggi", e una volta superata la ionosfera, ci baciamo.
Mi risveglio sotto il tavolo, accanto alla nana bianca che mi lecca la faccia. Mi ha perdonato.
I piedi non mi dolgono più, ma ho sformato le scarpe della mia ex che immagino sformerà la mia faccia appena se ne accorgerà.

Claudio

martedì 2 giugno 2009

Non so come spiegarlo ma all'improvviso nel maletiempo lo sguardo di una donna mi ha cercato nel retrovisore della sua auto e quel Claudio che dentro sopiva ha sorriso sapido e rapido è corso in direzione, in primo piano e ora è lui al volante. Basta esitare, ora osa, Come L'Acqua Un Dì Io Osai, dice Glauco, ma non ho osato mai finora, e ora è tempo, prima che sia tardi e scenda in cantina su dal primo piano, anche se è là, oltre a casa tua, che tieni il vino buono. 
Allarga il sorriso, Cla', cessa le ostilità col mondo, non sei il Maestro Kaos, scendi dall'albero e accetta la tua identità, non sei nemmeno Kung Fu Panda, mettiti in branda e riposa, quella donna t'ha guardato e le si è illuminato il viso, capito? E' tempo di tirare su le maniche e non di stare a guardare, esci dal pozzo, è comodo ma puzza e là dentro Everything Is NOT Gonna Be Allright, Claudino. E manco sei Alfredino, idiota, se vuoi sguazzare vattene al mare e lasciati la maglietta, altrimenti Achab si potrebbe risentire.

Claudio


lunedì 25 maggio 2009

E' vero, è il secondo video di Elvis Costello che posto ma, parola, non è assolutamente tra i miei preferiti.
Ammetto però di adorare il suo modo di fare.
E questo video rappresenta perfettamente il mio stato d'animo.



Auguro a chi amo di essere sempre amato.

Claudino

mercoledì 20 maggio 2009

A CENA CON E.T.

Un boato terrificante scosse il silenzio. Dalla finestra della mia stanza vidi soltanto gli alberi piegati e uno strano oggetto che si era incagliato in modo obliquo al loro interno.
Mi sono vestito e una volta in strada, notai che il tempo si era fermato. Le persone sembravano delle statue di cera e le macchine erano diventate dei modellini.
Arrivato sul posto vidi uno strano essere uscire tutto ammaccato da quell’oggetto non identificato. Lo riconobbi, era E.T.
Si, proprio lui. Lo avevo visto al cinema da bambino e pensavo non esistesse ma la realtà, a volte, supera l’immaginazione.
Dopo alcuni attimi di stupore, lui con voce sommessa disse:
“E.T. telefono casa”
Ecco ci siamo. Questo ricomincia con la tarantella.
Non ho mai capito perché volesse telefonare a casa. Tutta questa smania di tornare indietro, non è giustificata. Sei un Extraterrestre adulto, ormai. Non puoi prendere un’astronave, partire, e pretendere aiuto se le cose non vanno per il verso giusto. Devi cavartela da solo. La terra non è un brutto posto. Peccato che ci siano alcuni umani che la governano ma per il resto c’è da divertirsi.
“Ciao, sono Daniele. Stavo scrivendo e ti ho sentito mentre “parcheggiavi” l’astronave. Mi sembravi più alto al cinema. Stai bene?”
“E.T. sta male, non so cosa successo”
“Te lo dico io, sei sul pianeta terra ma sei in buone mani”
“E.T. telefono casa”
“Ho capito che vuoi telefonare a casa ma siamo nel 2009. I tuoi hanno un indirizzo mail? Skype? Myspace? Facebook?. A no, facebook è per ritrovare gli amici d’infanzia terrestri. Voi avrete Extrabook. Insomma conosci Internet?”
“No, io astronave, non ricordo più”
“Certo che siete strani voi extraterrestri, prima fate i viaggi interstellari e poi perdete il senso dell’orientamento come atterrate su un pianeta”.
“E.T. telefono casa”
“Basta con la casa! Vabbè dai! In questo momento, sei un po’ stressato. Il viaggio, l’incidente sugli alberi, la terra, la forza di gravità. Insomma troppe pressioni tutte in una volta, sono dannose anche per un tipo strano come te.”
“Non capisco stressato.”
“Senti E.T. lo sai benissimo cosa significa, essere stressato. Non fare il marziano. Piuttosto hai fame?”
“E.T. tanta fame”
Lo sapevo, come si tocca l’argomento cibo, tutti parlano la stessa lingua.
Adesso avevo un altro problema. Mi chesi: “Che cosa mangerà il mio nuovo amico E.T.?”.
Nella mente si affollavano una serie di ristoranti. Passavo dalla cucina etnica alla pizza, dalla cucina romana agli involtini primavera cinesi. Iniziai con l’escludere il cibo etnico. Pensai, troppe spezie. Non vorrei che gli prendesse il cagotto. La pizza, no. Se la confonde con un disco volante nemico, siamo spacciati. Meglio evitare scene alla Mars Attacks: “Veniamo in pace, e poi distrugge il locale”. Il cinese non si addiceva. Restava la matriciana, o una bella carbonara. Un paio di litri di vino rosso e poi andiamo a dormire.
“Bene, risposi. Ti porta il tuo nuovo amico Daniele a mangiare. Mo so’ cazzi tua!”
“E.T. non capire cazzi”
“Giusto, siete asessuati. Scusa, ma come sei nato?”
“E.T. TELEFONO CASA FAME NATO PROVETTA FAME CASA”
“Si andiamo a mangiare; Mi racconterai tutto al ristorante”.
Entrammo da “Gigi er Sugo Bono”. Un nome, un programma. Un cameriere con la camicia sporca di sugo ci venne incontro con aria minacciosa. Guardò E.T. e disse:
“No, in questo locale le tartarughe giganti non possono entrare!”
Risposi: “Ma lui non è una tartaruga gigante è un povero extraterrestre. Lui è E.T. Sicuramente l’avrai visto al cinema tanto tempo fa”.
Lo guardò meglio e disse:
“Si, adesso lo riconosco, ma è anti-estetico e mi ricorda una tartaruga. L’ho sempre immaginato dentro un pentolone, con carote, sedano, cipolla. Insomma, un brodo squisito, saporito e ricco di elementi nutritivi.”
Scosso dalla risposta, il mio nuovo amico scoppiò in lacrime. Quell’immagine gli ricordò la sua infanzia. La mamma lo aveva messo dentro la vasca con l’acqua bollente ma non si rese conto della temperatura, poiché aveva una strana malattia legata alla scarsa percezione del dolore, così lo lasciò per troppo tempo. Il risultato fu decisamente ustionante.
Lo consolai e il cameriere, mosso a compassione, ci guardò sghignazzando e disse:
“Ok farò un’eccezione, mettetevi lì in fondo e non date fastidio ai clienti”.
Evitai di rispondergli male. Nel frattempo pensai: “Forse non sarà bellissimo, forse somiglierà anche a una tartaruga ma lui è E.T. e te sei solo un povero coglione ”.
Ci sedemmo e…
“Cosa vuoi mangiare E.T.? Ti consiglio una matriciana.”
“Matriciana si. Matriciana casa. Matriciana buona. Matricia-na-na-na-na-na. Matric...”
“Fermo fermo, ho capito, ti piace”
Guardai il cameriere e dissi:
“Due piatti di matriciana, un litro di vino rosso, due bruschette con il pomodoro. Ti piacciono le bruschette?”
“E.T. bruschette-brucia-pane-buono-ma-non-so-mamma-pomodoro, si mangiare”.
“Certo che ti esprimi proprio male, amico mio. Le parole sono importanti (come dice Nanni Moretti). Ti capisco però, vieni da un altro pianeta. Sono alcuni esseri umani a non essere giustificati”.
Così ordinammo.
Arrivò il vino. Lo versai nel suo bicchiere. Iniziò a bere e dopo pochi minuti la sua pelle dal grigio scuro, divenne rossastra. Più lo guardavo e più mi divertiva il pensiero di avere un amico extraterrestre.
Lui è reale. Lui, sono io.
E.T. vive nel mondo ma prima o poi se ne andrà.
Giusto il tempo di riaggiustare l’astronave.
Conoscete un meccanico?

Daniele

sabato 16 maggio 2009

In Lies Irae è Monica a star male all'idea di tornare in una casa senza di me. Ma sono io ad entrare ogni giorno nella casa in cui abbiamo vissuto insieme e, malgrado ci sia nato, i ricordi più forti sono legati agli anni passati qui dentro con lei.
La memoria è pericolosa, bisogna mantenere la giusta equanimità verso ciò che è stato e ciò che è.
Mi vengono in mente mille stupidi testi di canzoni del cazzo e nemmeno una poesia che mi tiri su e riporti al giusto livello gli infiniti cambiamenti della vita in continuo divenire.
La verità è che quando un amore finisce è impossibile non soffrire.
Ha da passa' 'a nuttata.
Un bacio, vita.

Claudio

mercoledì 13 maggio 2009

Tutto si conclude sempre con una parola.
Fine.
Bella.
Sottile.
Definitiva.
E poi si ricomincia.

Claudino dei Norma, di nuovo.
Alia vuol dire Speranza.

Difficile dimenticare Dune. Il suo universo, il libro, il film, la Mangano bellissima anche come Bene Gesserit, completamente calva.
E Alia. Dio, che meraviglia.
Soffro della Sindrome di Erode ma certi momenti mi squarciano l'anima più di certe sequenze dei film di Tarkovskij.
Non è la bellezza della bambina ma la sua capacità di affrontare l'orrore e macchiarsi di un delitto per un bene che va ben oltre la sua comprensione. Anche se la sua coscienza è inversamente proporzionale al suo piccolo essere.
Alia e la bestia.
Chissà se Herbert si è reso conto di aver contrapposto un certo "schifo" maschile e la purezza della forza del principio femminile?
Ma figurati, quel disgraziato era talmente strafatto di Spezia che sapeva perfettamente quel che scriveva.

Claudio

Purtroppo ho trovato solo il link e non posso mostrare la scena, ma andatela a vedere.


XXX